A riveder le stelle…

Il tempo meteorologico non è stato dei migliori, ma il fascino e l’ospitalità del museo dell’osservatorio «Gian Domenico Cassini» e della bellezza di Perinaldo, nella sua incantevole posizione, hanno avuto la meglio e un numeroso pubblico ha affollato la sala comunale lo scorso 8 aprile.
Erano presenti il prefetto, il comandante provinciale dei Carabinieri, il sindaco di Perinaldo, una rappresentanza dei seminaristi diocesani e alcuni studenti che hanno frequentato i corsi di specializzazione all’osservatorio. Dopo il benvenuto del sindaco, Francesco Guglielmi, la presidente del Serra Club Sanremo, Oriana Ragazzo, ha introdotto padre Gabriele Gionti, cosmologo della Specola vaticana, presentando il suo percorso di studi, ricerche e pubblicazioni internazionali.
Si è parlato dunque di cosmologia e di alcune questioni legate al problema dell’«inizio», in relazione al concetto di «creazione».
La visione dell’Antico Testamento, del mondo semitico, dell’Antica Grecia per arrivare al modello Tolemaico, Copernicano e fino agli straordinari risultati di Galileo Galilei.

Entriamo nella modernità con Newton e la sua visione meccanicistica dell’universo, per giungere alla «relatività generale» di Einstein che ne scoprì l’evoluzione con l’allontanamento delle galassie, preludio del concetto di “big bang” introdotto dal cosmologo e sacerdote belga George Lemaitre.

Questi ha sempre tenuto distinto l’inizio dell’universo dalla creazione del mondo, dal «fiat» iniziale che è esposto nel libro biblico di Genesi: due magisteri distinti e paralleli, cioè, quello della scienza e quello della teologia.
Recentemente si sono viste poco opportune sovrapposizioni nella cosmologia quantistica di Hartl –Hawking indicata come la soluzione che riesce a «fare a meno di Dio», dimostrando l’inutilità concettuale di un Essere superiore.
Solo una posizione può unire la scienza e la teologia: quella della speranza. Entrambe sono spinte da questo fondamentale motore che porta gli scienziati al desiderio di sempre più ricercare e scoprire e i credenti ad un concetto di fede dinamica sempre tendente alla perfezione.

«Scienza e fede possono influenzarsi reciprocamente: la scienza può purificare la religione dalla superstizione e la fede può liberare la scienza dalla idolatria», così parlava San Giovanni Paolo II.
Sin dall’antichità la cosmologia ha ispirato il genere umano a pensare che, dall’armonia e dalla bellezza dell’Universo, avesse senso ipotizzare un dio garante e causa di tutto ciò: non quello delle religioni rivelate. Quando si indaga il cosmo, si può ritrovare, appunto, un senso di armonia e bellezza che all’interno delle sole categorie scientifiche risulta inspiegabile. Per un credente ha senso pensare che questa sia l’impronta di un Dio che è Amore.
Non potendo osservare il cielo per la pioggia, la serata si è conclusa con una seduta illustrativa al Planetario dove si è potuto ammirare concretamente e con stupore.

Marco Crovara

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