Giornata sacerdotale e ministeri

Giovedì scorso i sacerdoti e i diaconi della diocesi di Ventimiglia – San Remo hanno celebrato a Bussana, nella basilica del Sacro Cuore di Gesù, la loro tradizionale giornata di santificazione. La bellissima chiesa è famosa, oltre che per il suo titolo, anche per le spoglie, lì conservate, del servo di Dio, don Francesco Lombardi, che fondò lo stesso santuario e che fu il parroco vicino alla popolazione colpita dal terremoto che distrusse la frazione sanremese. La sua figura, insieme alla sua spiccata devozione al Sacro Cuore di Cristo ispirano la riflessione, la preghiera e la gratitudine del clero per il dono del sacerdozio e per l’affido all’intercessione del santo prete dei giovani seminaristi della diocesi che si preparano a rispondere alla chiamata di Dio. L’appuntamento è iniziato alle 9, con l’esposizione del Santissimo Sacramento e con la recita dell’ora terza e il saluto del vescovo Suetta.

Quest’anno si è scelto di dedicare alla preghiera la quasi totalità dell’incontro, per cui, al posto della conferenza di formazione, si è proseguito con l’adorazione personale e la presenza di confessori per vivere una delle richieste che durante l’anno erano emerse nel sinodo presbiterale, di avere cioè qualche appuntamento di celebrazione penitenziale riservato al clero da vivere insieme. Con la benedizione eucaristica si è conclusa la prima parte della mattinata. Dopo un breve intervallo, alle 11 è iniziata la solenne concelebrazione durante la quale monsignor Suetta ha conferito i ministeri del lettorato e dell’accolitato a tre studenti del seminario e due candidati al diaconato permanente. La mattina si è conclusa alle 13 con l’agape fraterna.

A condurre le varie iniziative della mattinata il vicario per la formazione del clero, don Antonio Rebaudo, che ha presentato la convivenza sacerdotale a Villa Levi, a Sanremo, che si terrà dal 18 al 20 giugno. Durante quei giorni, in diocesi, non saranno celebrate le messe feriali nelle parrocchie e sono sospese anche le altre attività pastorali in cui sono impegnati i parroci, per permettere al clero di partecipare a questa iniziativa che conclude il cammino del sinodo presbiterale. Intenzione del vescovo è che questi giorni siano utili alla formazione pastorale e perché il clero diocesano possa conoscersi meglio, consentendo l’incontro con i numerosi presbiteri che in questi ultimi anni si sono aggiunti da altre diocesi per prestare il loro servizio nella chiesa locale di Ventimiglia – San Remo.

Durante la solenne concelebrazione presieduta da monsignor Suetta, sono stati conferiti i ministeri minori a tre seminaristi – a Giorgio Bigazzi il lettorato e a Marco De Francesco e Stefano Crotta l’accolitato – e a due candidati al diaconato permanente: ad Aldo Cavicchia il lettorato e a Edoardo Racco l’accolitato.

Così si è rivolto a loro, durante l’omelia, il vescovo Suetta: «Saluto con affetto le vostre famiglie, candidati al sacerdozio e al diaconato permanente per il dono di un figlio, di uno sposo, e per il supporto che danno al vostro cammino di formazione. La liturgia ci ha presentato la grande preghiera sacerdotale in cui il Signore ha chiesto al Padre di custodire tutti noi chiamati alla vocazione ministeriale dalla tentazione e dalla forza del maligno. Vi porto, sostenuto da questa traccia evangelica e sulle raccomandazioni recenti del santo padre Francesco a noi vescovi italiani, di essere cioè autentici padri dei nostri sacerdoti, una parola di consolazione. Il Signore, come ci ha raccontato la prima lettura, appare a Paolo per incoraggiarlo.

E questo accade davanti alla difficoltà più grossa che possiamo incontrare nel nostro ministero: quella della persecuzione. E riconoscere che anche oggi la Chiesa è perseguitata deve essere un segnale del suo bene operare sul sentiero del Vangelo, senza buttarci per questo nel pessimismo. In una visione esistenziale, i tempi – oggi come ieri – sono cattivi, perché gli anni che ci sono dati da vivere in questo mondo altro non sono se non il teatro della lotta del bene contro il male, che noi discepoli viviamo già con la certezza, vista nella risurrezione di Cristo, della sua vittoria totale sul maligno». Pensando all’agire dei futuri sacerdoti e diaconi nei prossimi anni ha così proseguito il vescovo: «Dobbiamo tenere a mente che ci sarà sempre una parte del mondo voltata ai desideri del male. Ma nonostante questo il Padre non ha avuto paura di donare il Figlio perché questo stesso mondo corrotto avesse la possibilità di salvarsi per mezzo di lui. E il nostro ministero è intrecciato in questa stessa donazione di Cristo.

Possiamo bere il suo stesso calice, ci ricorda la liturgia ogni volta che celebriamo. E lo facciamo insieme, rimarcando la nostra unità con lui e tra di noi, perché è un popolo di redenti che egli chiama, un popolo unito per la cui concordia il mondo al fine si converte e crede».

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