I bambini, il film Coco e il senso della vita

E’ possibile parlare serenamente di morte ai bambini? Non è solo possibile, ma doveroso, soprattutto nelle famiglie cristiane e ancor più nei percorsi di catechesi parrocchiale. Parlare della morte ai bambini e ai ragazzi li prepara a capire la realtà, a crescere, ad evitare paure e sensi di abbandono, a nutrire la speranza di raggiungere i propri cari che vivono nell’aldilà. E quale momento dell’anno potrebbe essere più indicato del mese di novembre, quando la Chiesa, che con i suoi figli è madre e vuole sentirli tutti presenti in unico abbraccio, prega per i defunti, come per i vivi, perchè anch’essi sono vivi nel Signore. Con questi obiettivi, il vice parroco della concattedrale di San Siro, don Martin, imsieme agli educatori, ai catechisti e ai capi scout, ha invitato i bambini e i ragazzi della parrocchia, e non solo, alla visione del film «Coco».

Il protagonista, Miguel Rivera, è un dodicenne messicano che vive una particolare esperienza proprio nel «Dìa de los Muertos». Nonostante la necessità di rinviare la proiezione del film, prevista per il 30 ottobre, a causa di una delle numerose allerte meteo, gli organizzatori, e soprattutto don Martin, non hanno voluto perdere l’opportunità di rivivere e trasmettere ai ragazzi quel clima di preghiera, ma anche di serenità e festa che caratterizza, nella cultura messicana, il ricordo dei cari ormai scomparsi. Il suo impegno è stato premiato: mercoledì scorso, circa 150 persone, ragazzi e adulti, si sono ritrovati nel teatro parrocchiale e hanno seguito con grande interesse le avventure di Miguel, lasciandosi trasportare in Messico, nel bel mezzo dei preparativi per il Dìa de los Muertos, che si celebra tra il 30 ottobre ed il 2 novembre.

Caratterizzato da battute, colori sgargianti e una coinvolgente colonna sonora, il film ha guidato giovani e meno giovani a riflettere sui legami familiari e sulla loro inossidabilità oltre il tempo e la morte, a celebrare il ricordo di chi non c’è più, invece di logorarsi per la perdita, e a comprendere che c’è qualcosa di più forte della morte: l’amore.

di Carla Viero

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