In preghiera con Geremia

Terzo appuntamento con la preghiera mensile serale per le comunità della diocesi e con la lectio divina predicata a Sanremo venerdì 1 dicembre dal vescovo Antonio Suetta. “Esistere è una vocazione” è stato il tema della serata di meditazione animata dal seminario diocesano, che continua la traccia dell’anno sulla chiamata universale alla santità rivolta dal Padre a tutto il popolo di Dio.

Dopo la lettura del primo capitolo di Geremia, che accoglie l’invito del Signore di riflettere sulla propria vita per riconoscervi la presenza costante e amorevole di Dio, monsignor Suetta ha parlato a cuore aperto ai numerosi fedeli presenti raccontando il suo sentirsi vicino all’esperienza del profeta ripensando ai tanti incontri che ogni giorno si realizzano nel suo ministero: “E’ consolante il pensiero di camminare in ogni momento della vita sapendo di essere come un neonato tra le mani del Padre! Se ne fossimo più coscienti i momenti della nostra giornata sarebbero più facili, meno corrosi dal nervosismo ed estremamente più sereni. Non è sempre facile – e il vescovo invita a guardare oltre al profeta dell’antico testamento anche alla figura di Paolo nella chiesa nascente che – “con semplicità racconta alle sue comunità le difficoltà di far trionfare Cristo nel quotidiano. Ma alla fine, confida l’Apostolo, è stato bello arrendersi e lasciarsi finalmente guidare dalla presenza di Cristo.” E nell’esperienza di vita di Geremia troviamo molti tratti che lo accostano alla stessa esistenza terrena di Gesù, cosa riconosciuta anche dai contemporanei del Signore che lo identificano con il profeta quando Cristo chiede loro “chi dite che io sia?”.

Il pianto di Geremia per il popolo che vede lontano da Dio è un esempio di questa corrispondenza. Il buon israelita cantava i salmi ascensionali pieni di gioia, ma Geremia e Gesù invece piangono vedendo il cuore dell’uomo distante dalla parola di Dio a cui invece entrambi, per vocazione il primo e per essenza il Secondo, hanno dedicato ogni istante della vita. “E il cristiano, che è reso profeta in virtù del battesimo è chiamato a questa stessa appassionata consacrazione alla Parola – attualizza Suetta citando Ratzinger e il Concilio – e vive la sua fede in ascolto della Parola. E più sarà assoluto e totale questo ascolto, tanto più sarà dirompente ed entusiasta il desiderio dell’annuncio ai fratelli delle meraviglie ascoltate e viste nel cuore di Dio”.

Il vescovo conclude contestualizzando la vita del profeta: “Geremia è un uomo che si trova sempre in mezzo a situazioni contrastanti. Inizia il suo ministero con un buon re e conclude con due cattivi sovrani che sembrano invece soffocare con la loro condotta la stirpe davidica. Non sappiamo come sia morto, ma che è inviato in esilio e possiamo ipotizzare che gli sia stato riservato il martirio. Ci è detto invece che proprio nel momento più difficile, quando sembra che tutto sia andato a rotoli e che le promesse di Dio non vedranno compimento egli va a comprare un campo, anche incurante dell’ilarità di tutti. E comprare un campo è segno di speranza, di cose che verranno.

Geremia non smette di denunciare con severità la deriva del popolo, ma allo stesso tempo è portatore di speranza. Con l’immagine del mandorlo, il primo albero a fiorire perchè percepisce l’arrivo della primavera, testimonia la sua fiducia nella presenza di Dio che non abbandona mai i suoi figli, neonati nelle sue mani, per tornare all’immagine da cui siamo partiti”.

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