La catechesi del Vescovo

Venerdì scorso nell’oratorio dell’Immacolata Concezione di Sanremo, si è tenuto il consueto incontro di preghiera centrato sulla Parola di Dio. Il vescovo ha affrontato il tema di Maria che è madre del Signore.

«La figura di Maria – ha iniziato così le sua riflessione Suetta – si inserisce in questo mese devozionalmente dedicato a lei dalla pietà poplare e nel tempo liturgico pasquale, tempo della Chiesa nascente, dell’attesa dello Spirito Santo e tempo della mistagogia, in cui i rinati nel battesimo compiono i primi passi». Il vescovo ha citato poi il documento conciliare «Lumen gentium» al numero 8 in cui si trova la sintesi di tutta la teologia e di quanto affermato dalla tradizione, per cui Maria è la prima e la più grande discepola del Signore, il modello più alto della vita cristiana.

Il centro della riflessione è stato il «Fiat» di Maaria ed il suo significato più profondo. «Questo termine che vuol dire «accada» – ha illustrato Suetta – rende perfettamente l’idea di come il vero discepolo deve considerare la Parola del Signore: non come ascoltatori smemorati. Scrive infatti san Giacomo, che un cattivo ascoltatore è colui che va davati allo specchio ma non si lascia modificare vedendo quanto emerge dallo specchio. Il dinamismo profondo della vita cristiana è scritta nel termine stesso di «Parola». In ebraico questo termine non indica solo il suono che veicola un ragionamento o un’idea, ma indica anche l’azione. Maria accetta che accada il lei secondo la Parola di Dio, e questa Parola compie in lei una trasformazione corporea».

La Parola di Dio in Maria diventa carne storia, la sterilità che nella storaia della salvezza è segno della morte quando è visitata da Dio è trasformata in vita. L’esempio delle donne sterili dell’antico testamento, che sono poi feconde per intervento divino conducono a cogliere la Risurrezione come la pienezza della vita. Il grebo di Maria è il «Santo dei Santi».

Il credente vede Vergine e madre sia Maria, sia la Chiesa, il credente è chimamto a seguire Gesù in un pradosso, perchè non ha più un luogo proprio se non la sequela, il «se stesso» va tenuto fuori da questo cammino perchè la nostra consistenza è tutta nel seguire.

Ferruccio Bortolotto

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