La celebrazione per mons. Barabino

Si è svolta venerdì 25 maggio nella cattedrale di Ventimiglia alle ore 18,00 la Messa in suffragio di monsignor Barabino, il vescovo emerito che due fa, proprio il giorno della sua ordinazione episcopale è ritornato alla casa del Padre.
«La liturgia della Parola di oggi – ha detto Suetta ai canonici e a i fedeli presenti – ci richiama a comprendere ed a riflettere sulla realtà del vescovo che è sposo della sua Chiesa. Un impegno che il mio predecessore Giacomo ha vissuto con il suo tratto fedele, buono e discreto».

Nato a Livellato, frazione di Ceranesi, nell’arcidiocesi di Genova, il 2 aprile 1928 da Antonio e Luigia Parodi, il 14 ottobre 1940 entra nel seminario minore del Chiappeto a Genova, dove viene accolto dal rettore Pietro Zuccarino. Il 29 giugno 1952 è ordinato presbitero, nella cattedrale di San Lorenzo a Genova, dall’arcivescovo Giuseppe Siri. Dopo l’ordinazione svolge il suo ministero nella parrocchia di Pegli e in seguito in quella di San Siro a Nervi. Il 14 luglio 1953 è nominato segretario personale dell’arcivescovo, incarico ricoperto per ventun anni. Il 25 maggio 1974 papa Paolo VI lo nomina vescovo ausiliare di Bobbio e vescovo titolare di Ravello; il 24 giugno successivo riceve l’ordinazione episcopale, nella cattedrale di San Lorenzo, dal cardinale Giuseppe Siri, conconsacranti l’arcivescovo Giovanni Mariani e il vescovo Secondo Chiocca. Il 14 luglio entra in diocesi, nella cattedrale di Bobbio. Il 30 settembre 1986, dopo l’unione della diocesi di Bobbio con l’arcidiocesi di Genova, diventa vescovo ausiliare e vicario generale di Genova–Bobbio.

Il 7 dicembre 1988 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Ventimiglia–San Remo; succede ad Angelo Raimondo Verardo, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 5 marzo 1989 prende possesso della diocesi, nella cattedrale di Ventimiglia. Il 20 marzo 2004 lo stesso papa accoglie la sua rinuncia, presentata per raggiunti limiti di età; gli succede Alberto Maria Careggio, fino ad allora vescovo di Chiavari.

Ancora oggi sono in tanti a ricordare la sua discrezione e semplicità nell’esercizio del suo ministero, che potremmo definire «la profezia della tenerezza», che ha saputo coniugare con l’amore per la trasmissione della fede e la profezia di scelte pastorali straordinarie nell’ordinarietà.

(F.B.)

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