La Lectio del Vescovo – Novembre 2018

Venerdì scorso, nell’oratorio dell’Immacolata di piazza San Siro a Sanremo, si è svolta la seconda serata di preghiera, per quest’anno pastorale, con la lectio divina predicata da monsignor Suetta e animata dalla comunità del Seminario. Davvero grande l’adesione a questa iniziativa che segna il ritmo della vita diocesana. Anche questo secondo appuntamento ha invitato i fedeli a concentrarsi sul quarto e quinto capitolo del libro biblico dell’Apocalisse, che il vescovo ha illustrato con un’ampia meditazione donata in forma cartacea ad ognuno dei presenti al termine della serata.
Anche i segni esteriori ed i canti scelti richiamano il messaggio di salvezza che emerge dal brano bibblico. Attorno all’altare sono stati posti sette candelieri e sopra di esso il trono su cui è stata posta l’eucaristia. All’inizio del momento di preghiera il libro della parola è stato solennemente intronizzato, mentre l’assembleva inneggiava alla Gerusalemme del cielo.

Il testo dell’opera giovannea al centro della celebrazione ci comunicano il tipo di esperienza che vive l’evangelista, indicando così anche il genere letterario con cui intendere tutta l’Apocalisse. «Il testo richiama ancora la particolare condizione ed esperienza di Giovanni con l’espressione «rapito nello Spirito», che significa non in estasi, bensì reso capace di una visione diversa, secondo lo Spirito appunto: si tratta precisamente di quel «vedere oltre il velo», che è lo scopo della visione e del libro».

In questo contesto l’apostolo viene introdotto davanti al trono di Dio: «Al centro della corte celeste domina il trono, simbolo che evoca il potere, dove siede un qualcuno che non viene descritto se non attraverso impressioni luminose. Significativa la sottolineatura che il trono sia occupato, segno che non è vacante e che, al di là di ogni paura o apparenza, esiste chi comanda saldamente. Il potere qui è espresso come capacità di «reggere», in riferimento appunto alla creazione e alla provvidenza del mondo».

La ricchezza del testo biblico e delle sue immagini sono presentati in quadri concatenati. «Il passaggio al secondo grande quadro è introdotto in forma molto efficace e coinvolgente, per Giovanni e anche per noi, da una scena drammatica, che orienta lo sguardo verso un particolare: colui che è seduto sul trono tiene nella mano destra un «rotolo», ossia un libro. Che cosa è scritto su quel rotolo? Non tanto previsioni per il futuro o segreti, ma piuttosto il «mistero», il «propositum», cioè il progetto, il piano di salvezza eterno di Dio: in senso esistenziale noi lo chiamiamo il senso della vita».
Si vede ora definito chi siede sul trono, Cristo, l’agnello, che viene però identificato con il leone della tribù di Giuda, l’unico che può aprire i sigilli del libro e quindi svelare il significato dell’esistenza. Questa visione è un inno cristologico che manifesta la forza di Dio nella sua debolezza: «La sostituzione del leone con l’agnello è un evidente messaggio teologico: il leone è il segno della forza e della dominazione, egli vive divorando e uccidendo, mentre l’agnello è l’emblema della fragilità e della mitezza e, in questa scena, viene rappresentato «in piedi e come immolato». Viene dunque affermato con chiarezza che il suo potere di rivelare la potenza di Dio, non si manifesta con i tratti della gloria e della potenza umana, ma piuttosto nella debolezza di chi si lascia uccidere e divorare». E l’invito conclusivo di monsignor Suetta è di conformare la nostra vita alla mansuetudine dell’agnello, per comprendere il senso dell’esistenza: «Un’esistenza capace di vivere secondo uno stile mite, senza opporre durezza a durezza e senza vendette. Un’esistenza che lotta e spera anche a costo di pagare di persona, che ha una ragione per morire perché ha una ragione per vivere. Un’esistenza capace di superare persino l’offesa e la menzogna sapendo di stare dalla parte del bene perché dalla parte di Dio».

Il prossimo incontro non si terrà il primo venerdì del mese, ma il 14 dicembre alle ore 21.

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