L’uomo è Vocazione di Dio

Sono ripresi il 6 ottobre gli incontri mensili di preghiera del venerdì sera secondo il metodo della Lectio Divina presso l’oratorio dell’Immacolata di Sanremo.
La meditazione, guidata dal vescovo Antonio Suetta e l’animazione liturgica della comunità del seminario hanno creato un appuntamento molto seguito e partecipato dai fedeli della diocesi.
Quest’anno, il tema scelto è: «Amati da Dio e santi per vocazione» come ci ricorda la lettera ai Romani al primo capitolo.

La chiamata universale alla santità come filo conduttore che comporrà il mosaico del cammino delle varie lectio e che ha visto nella pericope del primo capitolo della lettera di san Paolo agli Efesini la sua apertura.
«L’uomo è vocazione di Dio», il titolo propoposto dal vescovo: «Il mistero della vocazione è il mistero della nostra vita. E non si tratta, almeno qui, di scoprire il destino di come impiegare gli anni che ci sono concessi, ma di conoscere e contemplare l’habitat per cui le nostre anime sono state pensate da Dio – così ha esordito monsignor Suetta descrivendo il cammino proposto – e parliamo di questo utilizzando il termine mistero in riferimento alla vocazione e quindi alla nostra esistenza in maniera più ampia del solito impiego, anche in campo religioso, che si fa di questo termine. Il mistero nella vita cristiana è ben di più che una cerimonia iniziatica. È il Regno di Dio stesso, il «propositum» come ci richiama la tradizione nella lingua latina, il «desiderio» di Dio che progetta e plasma noi stessi come l’artista con la creta».
L’inizio di queste meditazioni ci porta già alla loro risposta conclusiva che siamo chiamati ad approfondire: «È Gesù Cristo questo progetto, non solo come proiezione finale da raggiungere, ma come realtà già presente in cui siamo immersi, che sta già agendo in noi.

Sappiamo che nella vita cristiana i sacramenti sono l’agire stesso di Cristo che ci porta al compimento, al riempimento totale di questo cammino che si risolve nella santità». È su questo secondo vocabolo che si incentra la parte conclusiva della meditazione.
Nella radice del nostro linguaggio il concetto di santità indica una separazione: «Dio è tre volte Santo, come cantiamo nella liturgia. È Altro. Ma attraverso Cristo e il suo agire in noi, ecco che siamo fatti entrare nella santità, che per il cristiano vuole allora significare «appartenenza».

Essere chiamati da Dio vuol dire accorgersi di appartenergli, di essere attratti da Lui. La santità non è pertanto un precetto morale – sottolinea Suetta – non è un fai, per diventare buono, ma un essere buono perché in noi c’é la percezione del dono, la scoperta del dono, l’accettazione di questa gioia che siamo soliti chiamare sequela». Durante l’anno incontreremo le importanti figure bibliche che la tradizione ci riporta come riferimenti sicuri di un disegno di vita realizzato perchè risposta alla vocazione divina attraverso cui la Grazia ha compiuto in loro grandi cose, da Abramo a Maria, tanto da trasformare già l’esistenza terrena in gloria vivente di Dio come la tradizione dei salmi non esita a cantare.

Il prossimo appuntamento con la Lectio in contemplazione del mistero della santità è fissato per venerdì 3 novembre.

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