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Ordinazioni Diaconali: il servizio, costitutivo del mistero della Chiesa

Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunziata questa sera dal Vescovo Antonio durante la solenne concelebrazione nella quale sono stati ordinati diaconi permanenti Henricus, Antonio e Alessandro.

Nei prossimi giorni il servizio fotografico completo sulle ordinazioni a cura di Angelo Freni.

Carissimi fratelli e sorelle,

questa solenne liturgia ci introduce nella solennità patronale di San Secondo, testimone coraggioso della fede e martire del Signore Gesù.

Risuonano nei nostri cuori le parole ascoltate nel Vangelo: “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9, 24); parole che pure ci conducono a piena comprensione dell’ordinazione diaconale di questi nostri fratelli Antonio, Henricus ed Alessandro.

Di voi, scelti per l’ordine del diaconato, la Chiesa ha avuto “buona testimonianza”, reputandovi perciò  “pieni di spirito e di sapienza”, secondo le parole degli Atti degli Apostoli a proposito della istituzione dei diaconi (cfr. At 6, 1-7); tale considerazione non è tanto riferita alle buone qualità umane, che pure avete evidenziato nel discernimento e nel cammino formativo, quanto piuttosto al mistero della scelta di Dio, che chiama a sé quelli che vuole (cfr. Mc 3, 13), “suscitando nel loro cuore il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (cfr. Fil 2, 13).

Con tale fiducia e in tale obbedienza oggi la Chiesa vi sceglie per l’esercizio di un ministero, che non risponde principalmente ad esigenze pratiche, ma che è essenzialmente finalizzato a mostrare una dimensione costitutiva del mistero di Cristo e della Chiesa, cioè il servizio.

Le parole di Gesù ascoltate poc’anzi nel Vangelo: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23) sono dunque l’unica prospettiva in cui collocare adeguatamente il dono che oggi ricevete ed il compito che assumete.

La grande opera della salvezza, il “mistero nascosto da secoli” (cfr. Ef 3, 5), si manifesta pienamente e sorprendentemente nella croce di Cristo e nel suo dono per gli uomini nella debolezza, nell’umiliazione, nella povertà e nel servizio.

Caratteristiche non accessorie od occasionali, che il Signore Gesù vuole anche per coloro che in suo nome sono chiamati a servire i fratelli; “voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 42-45).

Tra voi non è così, parole, che dobbiamo considerare costitutive e geneticamente fondanti per la Chiesa, attitudine che serve per riconoscere i veri figli del Vangelo e distinguere i veri apostoli del Signore.

Parole che questa sera ancora una volta risuonano e vi vengono consegnate perché ne facciate il criterio e lo stile del vostro servizio alla Chiesa, disposti a giocare tutto sulla Parola del Signore con gioiosa fiducia, secondo la bella espressione ascoltata nella seconda lettura dalla prima lettera di San Pietro: “se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per la paura di loro, né vi turbate, ma adorate il Signore Gesù Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (3, 14-15).

Ricordate sempre e scegliete decisamente come orientamento sicuro della vostra missione che i frutti e l’efficacia del vostro impegno non dipenderanno mai da risorse umane o, peggio ancora, da astuzie strategiche, suggerite magari dalle mode passeggere, ma soltanto dal lasciarvi pienamente conformare a colui che vi ha chiamati e che, sempre e per prima cosa dovete adorare nei vostri cuori, “mai ponendo la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio e mai prostrandovi davanti a nessuno se non davanti al Signore”, come abbiamo sentito nella bella preghiera di Mardocheo (cfr. Est, 4, 17e).

Conformati a Cristo servo mediante la sacra ordinazione, dovrete essere testimonianza vivente della logica evangelica, ribadita dal Signore con assoluta chiarezza: “ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi” (Mt 10, 16). Dio ha bisogno di uomini non per sé, ma per noi stessi e per i fratelli, per renderci come lui, datore di vita e di ogni dono; la nostra vita dunque deve sentire l’urgenza di impegnarsi nell’annuncio, perché chi non sente la spinta a proclamare e testimoniare il Vangelo non è un vero discepolo.

Ciò che colpisce di più però è la modalità indicata da Gesù: non si tratta di svolgere un compito con mezzi speciali all’insegna dell’umana efficienza, ma di testimoniare con amore, con fiducia e con coraggio. Gesù ci chiede di non confidare nelle forze umane o nelle logiche mondane, ma di stare con lui e di partire in suo nome alla luce di questa decisiva convinzione: “vincerete se sarete agnelli”, cioè se sarete miti, se sarete poveri e distaccati in quanto attratti, con cuore indiviso, da un’altra ricchezza.

Il mondo può farci paura quando tentiamo di affrontarlo con i suoi stessi mezzi: violenza, orgoglio, efficienza e tattica; mentre non può farci temere se lo avviciniamo con lo stile di Dio: mansuetudine, pazienza, perdono, servizio, dedizione, generosità e preghiera.

Si, carissimi fratelli, proprio la preghiera è tra gli impegni concreti che la Chiesa vi chiede nell’assumere l’ufficio del diaconato: l’adempimento fedele alla liturgia delle ore, la partecipazione quotidiana all’Eucaristia, il santo rosario, lo studio orante e contemplativo della Parola di Dio siano la vostra più grande gioia e la principale incombenza; “nulla sia anteposto all’opera di Dio”, come insegna la regola di San Benedetto (43, 3).

Non lasciate mancare alla Chiesa, a questo presbiterio, in cui oggi entrate come diaconi, ai vostri familiari, che vi hanno accompagnato fin qui e che ancora vi saranno accanto in questa nuova avventura, ai fratelli e alle sorelle, che incontrerete e che vi cercheranno non per le vostre qualità o competenze ma perché siete consacrati a Cristo, non lasciate mancare il dono della vostra intensa e abbondante preghiera.

Siate maestri di preghiera guidando tanti cuori all’incontro personale di Gesù, preparate ogni attività pastorale con la grazia della preghiera, consolate tanti cuori e tante miserie con la preghiera, consegnate alla preghiera le tante situazioni che vi sembreranno senza via d’uscita e dinnanzi alle quali sentirete il peso dell’impotenza e la tentazione dello scoraggiamento, portate nella preghiera le persone che si affideranno a voi con fiducia e attesa, vivete costantemente, attraverso la preghiera, la speciale consapevolezza di essere stati misteriosamente e gratuitamente coinvolti nell’intima familiarità del Maestro, che, nell’ora suprema della passione sofferta per noi e nella solitudine dell’agonia, ha desiderato e ha cercato la presenza dei suoi amici: “restate qui e vegliate con me” (Mt 26, 38).

+ Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia – San Remo

Alcune foto della processione di ingresso in Cattedrale

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