Alla ricerca della spiritualità sacerdotale

Nell’incontro mensile del clero tenutosi nella mattina di giovedì 8 marzo presso il seminario diocesano a Sanremo, il vescovo Antonio Suetta ha illustrato il suo desiderio di vedere celebrata nei prossimi anni un’assemblea sinodale che permetta alla comunità cristiana di rispondere in maniera adeguata al bisogno di un annuncio efficace di Cristo Risorto nel territorio. Insieme a questo il vescovo ha indicato anche un percorso che renda questo lavoro pienamente partecipato anzitutto dai sacerdoti perchè ne possano essere i primi animatori nelle loro parrocchie. “Questo avvenga con idee di proposta, annotazioni anche critiche ma costruttive, non con lo spirito di mugugno ma con il desiderio di offrire concrete soluzioni pastorali” – ha sottolineato Suetta che prevede un periodo di consultazione pre–sinodale riservato appunto al clero per organizzare il materiale da proporre poi all’assemblea dei fedeli.

E nella seconda parte della mattinata è avvenuto il confronto dei preti con il vescovo per indicare delle tematiche di riflessione che aiutino a riscoprire in questo senso proprio la figura del sacerdote a guida di una comunità. Diversi gli interventi raccolti per vicariato che sono stati presentati a fine dei lavori individuando queste istanze: si avverte anzitutto un bisogno di spiritualità: di imparare a vivere il ministero al meglio per non perdersi dietro la burocrazia ma per essere autentici pastori che sanno affrontare nella giusta prospettiva proprio le difficoltà di struttura.

L’amicizia con Gesù è per il prete il suo essere e la motivazione del suo agire. Questo deve risultare il centro e il fine del nostro pensare e vivere la pastorale ma prima ancora il centro della nostra stessa fede. Alcuni sacerdoti più anziani hanno fatto notare che: “Abbiamo anche bisogno di conoscerci: sono arrivati tanti sacerdoti nuovi in diocesi. Questo è stato sicuramente un grande beneficio che per essere vissuto nella sua piena ricchezza meriterebbe di offrire occasioni di reciproca conoscenza volte a creare un presbiterio più unito e fraterno.

Riscoprire le nostre radici, quelle dell’identità sacerdotale, vuol dire ripulire il nostro cammino cristiano togliendo le zavorre pesanti non necessarie e riscoprendo l’entusiasmo dell’incontro con il Risorto. Un sacerdote cristiano genera fedeli cristiani. L’entusiasmo di credere è da riaccendere anzitutto in noi stessi per poter poi portare questo fuoco dello Spirito nelle nostre comunità. Rimarcando l’importanza dei sacramenti come via privilegiata per questo incontro e per alimentare questo entusiasmo”. Infine, venendo agli aspetti più organizzativi e di metodo di lavoro i sacerdoti hanno fatto emergere questo desiderio: “Dobbiamo arrivare anche a definire come organizzare da questi principi la vita delle nostre comunità. Perchè un bell’ideale a cui tendere se non si incarna rimane una nuvola luccicante di parole nobili che poi però si scontra con una struttura che fa fatica perchè organizzata su tempi che oggi non ci sono più. Evitiamo di costruire sovrastrutture di parole e schemi. Anche la nostra gente ha bisogno di comprendere il ruolo e il significato del sacerdote nella comunità.

L’augurio e la prospettiva conclusiva che ci facciamo è che il sinodo e le nostre riflessioni prima arrivino a delle definizioni di concreta azione pastorale da suggerire al vescovo perchè alla fine tutto non risulti solo una serie di parole che passano senza lasciare traccia nelle nostre comunità.”

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