L’avvento con la Caritas

Per riflettere sul vero significato del Natale ci faremo ispirare dalle parole di San Paolo, il quale nella lettera ai Romani scrive «Lieti nella speranza» (Rm 12,12). Proprio con la speranza che di guerra non si debba più morire, la Caritas invita mercoledì 5 dicembre alle 21, all’incontro «Guerra in Yemen: complici a quale prezzo?» organizzato presso la Curia diocesana di Sanremo, in via Pisacane 2.

Ospiti per l’occasione saranno Cinzia Guaita, del Movimento dei Focolari e portavoce del Comitato riconversione Rwm Italia e il giornalista di Città Nuova, Carlo Cefaloni. La Rwm è una fabbrica ubicata in Sardegna, a Domusnovas, dove vengono prodotte le bombe Mk82 utilizzate dall’Arabia Saudita, sunnita, contro l’Iran, sciita, nella guerra che si consuma da oltre tre anni, appunto, in Yemen: lo Stato del quadrante geopolitico medio orientale ad essere il più povero, ma anche il più strategico, per la posizione del suoi porti sullo stretto da cui transita quasi il 40% del traffico marittimo mondiale.

L’incontro è un’ulteriore occasione di approfondimento del tema del disarmo di cui si è parlato durante l’ultimo «ottobre di pace» che la Caritas organizza ogni anno insieme ad altre associazioni che promuovono la pace e la non violenza. Tuttavia in questa tragedia umanitaria milioni di persone continuano a scappare dalle loro case a causa dei bombardamenti e migliaia sono morte nell’indifferenza della maggior parte del resto del mondo, o peggio, con la complicità dei paesi, come il nostro, protagonisti del mercato bellico che lo alimenta. Pochi ascoltano la voce di papa Francesco che denuncia: «Oggi il mondo è in guerra: tanti fratelli e sorelle muoiono, anche innocenti, perché i grandi e i potenti vogliono un pezzo in più di terra, vogliono un po’ più di potere o vogliono fare un po’ più di guadagno col traffico delle armi. Ma la parola del Signore è chiara: domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo». Oltre agli scontri, il colera (1,2 milioni di casi) e la carestia hanno trasformato lo Yemen in un girone dell’inferno. Moltissime persone subiscono la scarsità di acqua, il numero di coloro che non hanno cibo a sufficienza aumenta di giorno in giorno, tanto che nelle prossime settimane diventeranno 14 milioni gli yemeniti alla fame. Per alimentare la speranza, quanto verrà raccolto nelle parrocchie nell’ultima domenica di Avvento sarà destinato alle cure mediche degli sfollati.

Il secondo appuntamento della settimana sarà giovedì prossimo alle 19,30 nella chiesa di Sant’ Agostino a Ventimiglia, dove sarà inaugurata la mostra «Migrant bodies» del fotografo Max Hirzel: «Ho iniziato dai cimiteri, volevo capire dove e come erano stati sepolti i migranti, quanti di loro avevano avuto un nome o di quanti invece non si sapesse più nulla». Dopo un buffet, alle 20,45 seguirà «Morire di speranza, la misericordia di seppellire i morti», dialogo tra il vescovo Suetta, la comunità islamica di Ventimiglia, la comunità religiosa islamica italiana (Co.re.is.) e Max Hirzel. Siamo invitati a condividere le nostre riflessioni sul dramma vissuto dalle famiglie di quei migranti che non sopravvivono al viaggio della speranza. Raramente esse vengono informate della perdita, perché è difficile dare un nome a chi, sprovvisto di documenti, pur di fuggire dalla propria terra, è stato costretto a partire illegalmente.

La mostra sarà aperta fino al 21 dicembre.

di Maurizio Marmo

Precedente

I bambini, il film Coco e il senso della vita

Successivo

Festa dell’Adesione, a San Siro

Categorie notizie