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Famiglia

Biennale della Famiglia, il resoconto

15 Ottobre 2018

Quasi 600 le presenze registrate alla prima biennale della famiglia, organizzata al Palafiori di Sanremo (nella foto) dal consultorio familiare – centro promozione famiglia e dal forum ligure delle associazioni familiari con la collaborazione del comune.

Il tema dell’evento è stato l’adolescenza e circa la metà dei partecipanti era rappresentata da genitori, alcuni dei quali nella doppia veste di professionisti.
È un mondo adulto che si interroga e preoccupa per prendersi cura di questa fascia d’età che al momento sembra fra le più fragili.
I disagi gravi che si stanno manifestando, spiega il professor Gustavo Charmet, psichiatra–psicoterapeuta, non hanno più tanto a che fare con il senso di colpa, come avveniva alcuni anni fa, ma con la vergogna di un corpo curvo e molliccio, ritenuto dallo stesso adolescente impresentabile.

Fra le sue varie strategie c’è il ritiro sociale, molto difficile da curare, perché la vergogna tocca la presentabilità del sé e secondo l’adolescente gli esperti sono soggetti da tenere lontano in quanto potrebbero mettere a nudo proprio quel sé che con tanta fatica il ragazzo cerca di sottrarre alla vista degli altri.
In questi casi un grosso lavoro da fare è anche con la famiglia, che deve essere aiutata a comprendere bene il fenomeno e ad allearsi con quello che normalmente viene considerato il nemico, il pc, che consente al ragazzo di esprimersi utilizzando gli avatar, diventando così l’ossigeno che lo tiene ancora in vita e che può essere trasformato in alleato per aiutare il ragazzo ad uscire e riprendere fiducia in sé.

Purtroppo anche altre sono le strategie che un adolescente mette in atto per sottrarsi al dolore profondo del quale si sente impotente oggetto, fra cui l’estrema ratio del suicidio.
In un ritrovato coraggio, egli progressivamente disinveste nelle relazioni e il suicidio diventa un pensiero fisso.
In questi casi, l’intervento terapeutico tende anche a far esternare all’adolescente il vissuto e le sue emozioni, attuando gesti concreti per mantenere la relazione di aiuto e lavorando con tutta la famiglia.

Visto il considerevole aumento del malessere adolescenziale è più che lecito chiedersi se il contesto nel quale viviamo in qualche modo ne favorisca l’aumento e l’aggravarsi.
Il professor Mario Salisci, sociologo, ha dimostrato come una certa modalità di interpretare la realtà e l’economia stiano di fatto disgregando il tessuto sociale fino ad intaccare pesantemente le relazioni primarie, quelle con mamma e papà, maestre e nonni, fondamentali per la crescita armonica della persona.

Ha concluso il convegno il professor Simeone, pedagogista, confrontando bisogno e desiderio: il primo porta con sé i concetti di necessità, dovuto, appagamento, prestazione, pretesa, libertà di scelta, mentre il desiderio dice libertà, è nel regno del voluto, evoca ed invoca riconoscimento, relazione, attesa, sorpresa e scelta di libertà.
Un desiderio che va educato da genitori calorosi, ma severi, le cui aspettative siano coerenti con i bisogni e le capacità dei figli, che stimolino la loro autonomia e autodeterminazione.

di Silvia Minasi

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