Parrocchie

Il “non” Sepolcro del 2020 a Ceriana

Penso che il “non” Sepolcro del 2020 ce lo ricorderemo tutti… Quest’anno “non” abbiamo seminato il grano, “non” è stato predisposto il palco dall’altare della Madonna della Villa, “non” abbiamo vestito i Giudei, “non” abbiamo fatto le meravigliose composizioni di fiori, Gesù “non” sarà esposto all’adorazione dei Confratelli e dei fedeli nella chiesa parrocchiale. 

Proviamo a togliere i “non” e cambia tutto. Ѐ tutta un’altra situazione, un altro modo di vivere, un altro mondo, ben diverso dal presente, pieno di vita, Fede manifestata, suoni, gioia e contatti umani. 

Proviamo ad immaginarlo…

Siamo a metà Quaresima e nell’ingresso della porta piccola della chiesa è comparsa una sedia con un cestino pieno di sacchettini di grano e una scritta “Ѐ tempo di seminare il grano”. Ognuno di noi ne prende un sacchettino o due, lo porta a casa, mette il grano in ammollo fino al giorno dopo e quindi lo “semina” in sottovasi o altri contenitori simili, sui quali preventivamente è stata adagiata della tela iuta o dell’ovatta e si pongono in una camera buia o in una scatola di cartone capovolta, al riparo della luce e del freddo. Si spruzzerà il grano con acqua ogni 2 giorni e si vedrà crescere, giallo e fitto. Il Mercoledì Santo si porterà in chiesa. Anche i bambini dell’asilo lo hanno seminato e ognuno orgogliosamente, porterà il suo in ordinata fila indiana.

Il tempo passa veloce, siamo nella Settimana di Passione e gli uomini stanno allestendo il grande palco che ospiterà la scena del Vangelo della Passione scelta, diversa ogni anno, ma consecutiva a quella dell’anno precedente che culmina nella scena della Resurrezione, per poi ricominciare con la Coena Domini. Gli uomini completano il palco con la posa dei pregiati damaschi rossi che lo delimitano. Provano i fari che saranno accesi il Giovedì Santo, quando nella grande chiesa tutte le luci saranno spente, i candelabri adagiati sugli altari, le tovaglie malmesse, appena prima dell’ingresso dei cantori della Compagnia della Misericordia.

Domenica delle Palme… nell’aria ancora il profumo dell’incenso e la memoria dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme. 

Il palco è ancora vuoto, ma nelle prime ore del pomeriggio uno stuolo di donne e uomini invadono chiesa, sacrestia, sgabuzzini, e, sperando che il Parroco sia nella Canonica e non senta il loro chiacchiericcio,  si apprestano ad allestire il Sepolcro: chi preleva i soldati romani e i manichini dallo stanzino, chi in sacrestia sceglie le stoffe per vestirli, chi, con grande cautela porta le scatole contenenti le antiche teste di cartapesta:  Gesù, Maria, San Giovanni (che all’occorrenza diventa una donna), “Testamarsa”  e gli altri personaggi vengono sistemati sulle panche.  C’è fermento e trepidazione e un vociare sommesso. Uno sguardo al disegno della scena, predisposto per posizionare le statue e si parte. I colpi dei martelli dei falegnami che inchiodano i supporti delle croci e dei nudi manichini sovrastano le voci, mentre le donne si affrettano a coprire quelle bianche nudità con i vecchi ma preziosi camici sacerdotali. Stoffe, drappi, veli, scudi, lance addobbano “u Segnù” e gli altri personaggi e piano piano la scena si forma. Alla fine del pomeriggio è tutto pronto, in una policromia ben studiata. Ora i personaggi sono soli sul grande palco, ma nella notte del Mercoledì Santo e nella mattinata del Giovedì Santo sarà posto ai loro piedi un tripudio di fiori dalle mille sfumature raccolti in artistiche composizioni, e rami fioriti, e germogli di grano.

I corni, costruiti dai ragazzi, nonni e genitori hanno fatto la loro comparsa durante la Coena Domini all’Elevazione e i loro suoni cupi e grevi hanno riempito la chiesa insieme a quelli secchi e ritmati della “tabulae” al posto della campanella. Subito dopo il Tabernacolo sull’Altare di Reposizione accoglierà il Corpo di Cristo e i canti penitenziali delle nostre Confraternite riempiranno la grande chiesa e i nostri cuori.

Fin da bambini aspettiamo con ansia la settimana Santa, ognuno di noi partecipa in qualche modo. Le nostre tradizioni si tramandano da centinaia di anni, le prove dei canti, le votazioni dei Priori di Santa Caterina con i fagioli, il “tabarin” del Priore di Santa Marta che passa dalle sue spalle a quelle del Sottopriore, gli Angioletti, i portatori di Croci e le note dei canti penitenziali, senza dimenticare i corni di corteccia e i “frisciöi”. 

In questi splendidi giorni di sole, silenziosi come le notti.. riflettiamo. 

Quest’anno anche la Pasqua sarà Quaresimale e la mancanza delle nostre tradizioni rimarcherà per la nostra comunità un periodo doloroso per   tutto il mondo. Ma, a promettere una nuova Resurrezione, sull’altare che credevamo vuoto della Madonna della Villa, è comparso il Tabernacolo dell’antico Altare di Reposizione: farà sbocciare nel cuore di tutti noi la speranza che il prossimo anno il nostro Sepolcro sarà più bello che mai, pregno della nostra devozione e del nostro amore per le tradizioni.

Gisella