Migrantes

In servizio tra i migranti

Venerdì 15 luglio, con la celebrazione dell’Eucaristia, è iniziata presso i locali del seminario vescovile Pio XI di Bordighera l’esperienza di vita fraterna di un gruppo di giovani provenienti dalla diocesi francese di Viviers, suffraganea dell’arcidiocesi di Lione.
A guidare il ritmo delle giornate è un’equipe formata dal vescovo Jean–Louis Balsa, alcuni sacerdoti, due consacrate appartenenti alla fraternità delle Discepole del Vangelo, nate dal carisma del Beato Charles de Foucauld, un seminarista ed una giovane laica.

Il desiderio e la realizzazione di questo campo sono nati da una provocazione offerta dal cardinale Montenegro, arcivescovo di Agrigento, durante un incontro con tutti i vescovi francesi, avente come tema portante la questione dei profughi e dei rifugiati in Europa.

Come la società contemporanea e la Chiesa rispondono «concretamente» al dramma di molti uomini e donne che oggi sono obbligati a scegliere di abbandonare la propria terra per sopravvivere?
Monsignor Balsa ha colto la provocazione come chiamata a proporre ai giovani della sua diocesi un cammino di fede e di servizio e, grazie ad un lavoro di squadra iniziato ormai un anno fa, è stato organizzato questo campo di due settimane con l’obiettivo di incontrare, contemplare e servire Cristo nella preghiera, nella vita fraterna e nelle opere di carità verso i migranti.

Ben 27 giovani, di età compresa fra i 15 e i 28 anni, hanno risposto positivamente alla proposta del vescovo, portando con se motivazioni e attese differenti. Vi è chi è partito con il solo desiderio di fare del bene a chi ne ha più bisogno, chi ha aderito per la voglia di vivere un tempo di fraternità, chi ha scelto di partire per vivere un tempo forte di incontro con Dio e chi con il desiderio di trovare delle risposte per la propria vita.
Ogni mattina, intorno alle 6.30, prima di iniziare il proprio servizio, i ragazzi si ritrovano tutti assieme nel giardino del seminario, trasformato per l’occasione in «cappella da campo», per lodare e ringraziare Cristo. Verso le 7.30, suddivisi in tre piccoli gruppi, si spostano verso i luoghi designati per svolgere il proprio servizio. Un gruppetto si reca quotidianamente nel campo migranti della chiesa di Sant’Antonio di Roverino, un altro raggiunge quello gestito dalla Croce Rossa Italiana, mentre l’ultimo gruppo offre le proprie energie alla Caritas di Ventimiglia.

Nel pomeriggio i ragazzi ritornano tutti in seminario dove, dopo aver dedicato un po’ di tempo al riposo e al gioco, celebrano la Messa e condividono la propria esperienza giornaliera alla luce della Parola. La giornata si conclude con la cena condivisa seguita dalla serata vissuta nella gioia della fraternità.
I servizi che i ragazzi offrono sono i più diversi: dalla distribuzione dei pasti, all’animazione, all’organizzazione e sistemazione dei campi di accoglienza.

Sta tuttavia emergendo sempre più chiaramente nelle loro giovani coscienze, che il primo e più importante servizio che possono offrire è quello della presenza, dello stare «tra» e «con» i migranti e dell’ascolto.
La presenza del vescovo, dei consacrati e dei seminaristi manifesta la dimensione vocazionale dell’esperienza. Non c’è amore gratuito che non provenga dal Cristo, il quale non smette di chiamare uomini e donne a seguirlo. Sebbene l’esperienza sia breve e coinvolga un numero limitato di ragazzi, ci auguriamo che essa sia una piccola lucerna per le nazioni. Innanzitutto per i più giovani, francesi e non, a impegnarsi con la vita, a «vivere e non vivacchiare», ma anche per tutti quegli uomini che sono posti come governanti e pastori nei paesi del nostro mondo, perchè possano sempre operare scegliendo il bene della persona, camminando con il gregge e mai al di fuori.