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La Concattedrale, porta del Cielo

L’impianto basilicale della concattedrale di San Siro sorge sulle vestigia di un corpo di fabbrica risalente all’811, in un luogo dove secondo antica tradizione, lo stesso vescovo Siro ebbe modo di accostarsi alla celebrazione dei Sacri Misteri.

La comprensione stessa dell’azione liturgica ci permette di comprendere la specificità dei «sacri segni», che amiamo compiere abitualmente.
Per questo motivo, in tempi assai recenti, è stata commissionata la realizzazione delle acquasantiere, i luoghi dove attingere l’acqua per l’aspersione personale, in ricordo del proprio battesimo. Questo atto purificativo ed evocativo andrebbe compiuto solo all’ingresso del luogo sacro e non all’uscita, quando si è già avuta la «grazia» di sostare nella Dimora del Sommo Re.
In tempi assai remoti, il piano di sedime di San Siro avrebbe accolto le spoglie mortali di San Romolo.

Pertanto, questo luogo ha sempre risentito della sua specifica vocazione, rivolta all’azione sacra.
I nostri avi hanno rimarcato emblematicamente il segno visibile dell’edifico chiesa, con una serie infinita di simboli artistici e compositivi.
Chi varca la soglia è invitato a contemplare il cielo, perché da esso discende – per la nostra salvezza – direttamente l’Emmanuele, il Dio con noi. Non è un caso, infatti, che fin dall’ingresso l’attenzione venga indirizzata verso il presbiterio, luogo dove per privilegio sacerdotale si manifesta la presenza di Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Difatti, esso, come nella sacra montagna, è rialzato, e per di più, la volta a crociera si innalza proprio a volere suggerire il dispiegamento del cielo.

La volta, pur essendo un elemento lapideo, è assimilabile ad un conopeo, ossia quella schermatura che vela e disvela il Mistero.
Il transetto, detto a commissa perché inserito in testa alla navata dell’aula liturgica, per la sua conformazione spaziale rievoca l’importanza del Sacrificio.
Gli archetti a sesto acuto e le varie modanature si susseguono in una semplice ed armonica reiterazione, volta a cantare l’eternità del Creatore, che secondo antica tradizione, risiede e si manifesta dalla «mandorla mistica», identificata dall’intersezione di due circonferenze.

Alla luce di quanto indagato, possiamo definire San Siro come la «Janua Coeli», la Porta del Cielo.

Michele Palazzotto

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