Catechesi

La Festa del Grazie, catechistica

L’ufficio catechistico diocesano, in collaborazione con l’ufficio pellegrinaggi, l’Acr e gli scouts, ha organizzato domenica scorsa, a conclusione dell’anno catechistico, la consueta festa del grazie per tutti i bambini e i ragazzi che hanno intrapreso il cammino di iniziazione cristiana. I presenti, circa 200, si sono ritrovati ad Ormea, nella casa di montagna della diocesi.

L’incontro aveva uno scopo preciso: stare insieme in allegria, nel gioco e nel divertimento, ma soprattutto per imparare a ringraziare. Alla fine di un anno trascorso ciascuno nella propria parrocchia, nel proprio gruppo di catechesi, è stato bello ritrovarsi insieme ed esprimere riconoscenza per tutto quello che si riceve dal Signore e da chi con generosità e disponibilità si mette in gioco per testimoniare e far conoscere il Signore della vita. L’allegria della festa ha avuto inizio sin dal mattino, sui pullman, dove gli animatori, con bans e canti hanno favorito la conoscenza dei diversi gruppi di provenienza. Il tema della festa, «Un grazie che lascia l’impronta», ha accompagnato ogni momento della giornata. Nei prati di Ormea, divisi in squadre, bimbi e ragazzi hanno partecipato alle «Olimpiadi del rrazie”, seguiti dagli animatori dell’Acr e da alcuni scouts che hanno preparato il gioco ed assicurato il divertimento.

Alla parola «grazie» sono stati abbinati sei giochi: a mano a mano che la squadra completava una tappa, sulla fronte del capo gruppo veniva scritta una lettera, fino a completare la parola «grazie». Finita la prima parte dei giochi, alle 12 tutti in cappella per la celebrazione eucaristica che ha avuto il sapore dell’incontro con l’Amico che cambia la vita e che insegna a trovare nella gratitudine il senso più vero dell’esistenza. All’inizio della Messa alcuni ragazzi hanno mimato il significato della gratitudine; don Valerio, nell’omelia, ha sottolineato che la gratitudine nasce dal cuore di chi sa accorgersi del bene che lo circonda, dalla cura che gli altri – genitori, catechisti – sanno offrire. Riconoscere la bontà di Dio che si fa presente in ogni persona, ci aiuta a viverlo e trasmetterlo, lasciando così un’ «impronta».

Al termine della Messa, durante il canto finale, sono state consegnate ad ogni partecipante una spilla con l’immagine di un orma e un invito: «lascia l’impronta!». Il pranzo, consumato nel refettorio e sui prati, ha creato conoscenza e fraternità fra i bimbi e i ragazzi e maggior confidenza tra i catechisti, oltre ad aver permesso un poì di riposo per ricominciare così nel gioco ad esprimere la voglia di vivere e di esserci davvero. Prima di partire focaccia per tutti. Sicuramente, ad ogni bimbo e ragazzo, dell’esperienza di Ormea, rimarranno nel cuore la gioia, il divertimento e il bisogno di ringraziare; agli adulti, la soddisfazione e la scoperta che è bello lavorare insieme; a tutti l’impegno di voler lasciare un’impronta lungo il nostro cammino.

di Laura Anastasia