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Le Ceneri

“Convertitevi e credete al Vangelo”. La Quaresima può essere riassunta in queste parole: stimolo a riscoprire che la vita di fede è un pellegrinaggio verso la salvezza; consapevoli che la Pasqua passa attraverso l’esperienza della Croce. Chiamati a crescere interiormente e a riconciliarci con Dio e tra di noi, a vivere in pienezza il dono di questo tempo di grazia che la Chiesa propone.
La celebrazione del Mercoledì delle Ceneri ci esorta “a non accogliere invano la grazia di Dio” in questo “momento favorevole” che culminerà col Triduo della passione e della risurrezione del Signore, vertice dell’anno liturgico.
Nella cattedrale di Ventimiglia il Vescovo diocesano ha celebrato la santa Messa ricordando che la preghiera e la penitenza sono le armi indispensabili per un combattimento che impegna tutto il nostro essere e si traduce in un agire animato da autentica carità. Se il digiuno, la penitenza e l’elemosina non nascono da una vera conversione, se la preghiera è solo un obbligo da assolvere, se il povero resta un volto anonimo sul quale non vogliamo neppure chinarci, allora il tempo quaresimale sarà un’occasione perduta.
Anche per questo la Diocesi ha pensato di ritornare all’antico rito della Statio che verrà proposta nelle Parrocchie proprio iniziando da quella che si è svolta mercoledì scorso. Questa tradizione, legata alla Chiesa di Roma e risalente ufficialmente al V secolo, nasce dall’immagine della sentinella che veglia nell’accampamento e richiama un tema essenziale della Quaresima: quello della vigilanza. Le stationes si tenevano così nelle chiese che custodivano i corpi dei martiri e, partendo in processione accompagnati dal canto delle litanie, raggiungevano le basiliche dove il Vescovo presiedeva la celebrazione. La ripresa di questa pratica agli inizi del ‘900 è un segno significativo che unisce il tema della vigilanza a quello della comunione dei fedeli con il loro pastore.
Mons. Suetta sarà presente nelle Parrocchie, quando altri impegni non lo impediscano, per favorire – attraverso questa pratica che ha radici lontane, ma che è per noi nuova – la riscoperta del senso di appartenenza alla comunità dei credenti che, nel legame con l’apostolo, guardano al Cristo che cammina verso la sua passione redentrice e gloriosa.
La processione dello scorso mercoledì, partita dall’Oratorio dei Neri ed accompagnata dalla presenza di molti fedeli e di alcune classi del catechismo è stata così molto significativa all’inizio del nostro itinerario di conversione. La Chiesa pellegrina, guidata dalla croce, unita nella preghiera e fiduciosa nella misericordia di Dio si fa attenta alla sua Parola.
Il vescovo ha ricordato il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima: “La Parola è un dono. L’Altro è un dono”, che prende spunto dalla parabola di Lazzaro e del ricco epulone. Le stesse proposte della nostra Diocesi per questo tempo forte sono un invito a non diventare schiavi di quei beni, primo fra tutto la ricchezza, che provocano “quella tendenza del cuore che finisce per anestetizzarlo tanto da renderlo insensibile a qualsiasi stimolo che sia fuori dal proprio orizzonte d’interesse”.
Per questo, continua il Vescovo nella lettera per la Santa Quaresima 2017 “ le proposte della Caritas… provochino il nostro cuore alla compassione ed alla solidarietà e ritmino i passi del nostro cammino di conversione al Signore”.
La stanca ripetitività di una fede che si accontenta di pratiche puramente esteriori non coglie la dimensione ultima ed essenziale dell’esistenza; genera anzi un’ottusa incapacità ad accogliere il fratello che bussa alla porta del cuore. Nessun digiuno e nessuna penitenza, se non sono causa e mezzo di conversione cristiana, possono salvarci. Solo così – accogliendo l’invito di Gesù – sapremo riconoscere che il nostro primo peccato è l’illusione di credere che possiamo farcela da soli.