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Omelia del Vescovo Antonio per le Ordinazioni Diaconali

foto di gruppo di Luca Terzani

Taggia, 03.10.2020

Luce e creta, grazia e fragilità sono le coordinate in cui dalla Parola del Signore oggi siamo chiamati a vivere questo straordinario momento dell’Ordinazione di 4 Diaconi per la nostra Chiesa di Ventimiglia – San Remo.

Questi nostri fratelli hanno percepito la chiamata del Signore e si sono affidati alla Chiesa per un itinerario di discernimento e di formazione, ed oggi rispondono il loro “si” irrevocabile alla voce del padrone della messe, che li invia a lavorare nel campo di Dio.

La vocazione, dono inestimabile può essere colta e corrisposta soltanto nella misura in cui risplenda come un tesoro nel cuore di chi è misteriosamente scelto.

Si tratta di un tesoro meraviglioso in grado di far impallidire ogni altra attrattiva mondana e che pretende un’adesione piena, senza riserve e senza rimpianti.

Il testo della prima lettura ha fatto riferimento ai leviti, i sacerdoti della tribù di Aronne, esclusivamente consacrati alla cura e al servizio della dimora del Signore.

Così è anche per voi, carissimi ordinandi; il Signore vi chiama ad una relazione speciale con lui, fatta di intimità, di appartenenza e di fiducia reciproca e vi offre la straordinaria opportunità di stare con un compito particolare nella sua casa, che è la Chiesa.

Pensiamo ai leviti, che occupandosi del culto divino, erano deputati a frequentare il tempio del Signore dove era custodita l’arca dell’alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. L’arca conteneva le tavole della legge, la manna e il bastone di Mosé, segni identificativi di un popolo sacerdotale, profetico e regale, segni che esprimono il triplice compito affidato con il Sacramento dell’Ordine: l’annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la cura pastorale del gregge di Cristo.

Tanta ricchezza è custodita in vasi creta: la nostra umanità, che da limite e zavorra può diventare nelle mani di Dio “sacramento della sua potenza”. 

A commento di ciò vi cito un testo di Padre Juan Arias:

Il mio Dio non è un Dio duro, impenetrabile, insensibile, stoico, impassibile. 

Il mio Dio è fragile. E’ della mia razza. E io della sua.  Lui è uomo e io quasi Dio.

Perché io potessi assaporare la divinità Lui amò il mio fango. L’amore ha reso fragile il mio Dio.

Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò. Il mio Dio fu sensibile. Il mio Dio si irritò, fu passionale,

e fu dolce come un bambino”.

Oggi il Signore vi concede la sua autorità per la crescita del popolo di Dio, chiedendovi di esprimerla come ha fatto lui, nell’obbedienza e nel servizio.

L’obbedienza, anche nelle questioni più spicciole, nasce dall’ascolto della Parola e diviene vera libertà e responsabilità; è testimonianza coraggiosa e critica di fronte a tutte le pretese di emancipazione dalla volontà di Dio.

Il servizio non si confonderà mai con un fare frenetico, presuntuoso ed autoreferenziale, ma dovrà brillare unicamente come il gesto di chi, per amore, dona la vita.

Non dovrete mai deporre queste attitudini costitutive perché non ci sono orari di servizio accanto a ritagli di tempo libero: il Signore non ha cercato il vostro tempo o il vostro lavoro, ma ha cercato voi; e gelosamente vi pretende e vi considera suoi.

L’abito ecclesiastico che da oggi indosserete e che vi esorto a non svestire mai, sarà un segno, modesto e prezioso, esteriore e performante, di un’appartenenza irrinunciabile e di una testimonianza di fede e di servizio, unico debito che vi rimane con il mondo e con gli altri.

Trascorso un tempo di ministero diaconale, accederete al presbiterato, ma l’essere servi, caratteristica che da oggi marchia tutta la vostra persona, dovrà rimanere accompagnandovi giorno dopo giorno al dono completo della vostra vita.

Fra poco farete delle promesse per rendere concreta e visibile tale appartenenza; vi esorto ad eliminare con decisione dalla vostra vita e dalla vostra persona tutto ciò che potrebbe contraddire o offuscare un tale tratto caratteristico. 

Le vostre storie, pur tanto diverse tra loro, sono accomunate dal fatto di essere stati chiamati a lasciare una strada già delineata e garantita secondo la prospettiva mondana: una professione, un contesto, un guadagno e delle relazioni. Voi, per assecondare quanto avvertito dal cuore, vi siete affidati alla Chiesa per un attento discernimento e per un lungo tempo di formazione, tornando sui banchi di scuola e consegnandovi ad una vita comunitaria fatta di regole e di disciplina. Ora, decisi davanti a Dio, presentati e sostenuti dalla Chiesa, che vi genera al ministero sacro, fate un passo di risposta alla chiamata Dio con la consapevolezza e la volontà del “per sempre”. 

Dinanzi agli impegni che ora professerete molti potrebbero rimanere perplessi e giudicarli addirittura una follia, quasi uno spreco della vita, ma voi ormai avete capito che ne vale la pena.

Siate certi che nel vostro cammino non mancheranno la fatica, la tribolazione e il dolore, ma siate altrettanto certi che, nella misura in cui rimarrete, con la grazia di Dio, fedeli agli impegni assunti, non conoscerete mai l’infelicità; e se qualche volta un senso di tristezza, di rimpianto o di scontento dovesse invadere il vostro cuore, tornate a queste promesse, verificatene il pieno e generoso adempimento e rinnovate la generosa adesione.

Lo stile di vita che oggi accogliete dalla voce di Dio e dalla materna sollecitudine della Chiesa corrisponde alla gioiosa scoperta del vostro tesoro e alla coraggiosa decisione di seguire “il figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo” (Mt 8, 20). È uno straordinario dono di libertà, capace di rendere piena la vita e di consegnarvi totalmente al servizio del vangelo e dei fratelli.

Vigilate nella preghiera affinché il cuore non si smarrisca, rimanete in profonda unione con il Maestro mediante l’ascolto costante della Parola che annunciate e la frequentazione intensa dell’Eucaristia e della Riconciliazione, consegnatevi fiduciosi alla Chiesa amandola come veri figli: questo sia sempre il vostro tesoro e il vero segreto della forza e della gioia. Per questo non c’è prezzo; per tutto il resto  – parafrasando una famosa pubblicità – ci sono le lusinghe e le tentazioni del mondo, alle quali vi auguro di non prestare mai attenzione e credito.

Siate buoni, generosi, pazienti con tutti; spendetevi con sacrificio per il servizio del vangelo e per la salvezza del prossimo; considerate un vero guadagno tutto quello che perderete per amore, siate limpidi, puri, fedeli e obbedienti senza cedere mai alle logiche perverse del divisore.

Sappiate e ricordate come sia profondamente sbagliata la pretesa che l’amore non conosca sofferenza, la quale, al contrario, né è compimento e sigillo di autenticità; siate lieti, profondamente lieti, tutte le volte che dovrete soffrire per il Signore, per il bene e per l’amore del prossimo.

Non vi paralizzino mai il cuore l’apparente insuccesso, l’ingratitudine o l’opposizione degli uomini, ricordando le parole di Gesù: “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33).

Siate agnelli e mai lupi. Come spiega San Giovanni Crisostomo: “Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore. Egli non pasce lupi, ma agnelli. Per questo se ne andrà e ti lascerà solo, perché gli impedisci di manifestare la sua potenza. È come se Cristo avesse detto: non turbatevi per il fatto che, mandandovi tra i lupi, io vi ordino di essere come agnelli e colombe. Avrei potuto dirvi il contrario e risparmiarvi ogni sofferenza, impedirvi di essere esposti come agnelli ai lupi e rendervi più forti dei leoni. Ma è necessario che avvenga così, poiché questo vi rende più gloriosi e manifesta la mia potenza” (Om. 33, 1. 2; PG 57, 389-390).

Vi ringrazio per la decisione di rispondere al Signore con il dono della vita e ringrazio i vostri genitori che, insieme ai vostri sacerdoti e formatori, sono qui, forse anche un po’ trepidanti, ad accompagnarvi in questo passo.

Amate questa Chiesa, il presbiterio di cui oggi cominciate a far parte, e il Vescovo, quello di oggi e quello di domani, convinti che questa è e sarà per sempre la vostra famiglia, in cui potrete sempre trovare il calore e l’affetto di cui il cuore ha bisogno. Fate in modo che nessun atteggiamento sbagliato deturpi il volto della Chiesa, che oggi risplende di tanta bellezza ai vostri occhi come una sposa.

Da questa Chiesa, Santuario della Madonna miracolosa, partite fiduciosi per la vostra missione sotto lo sguardo materno di Maria, che ancora di più da oggi posa gli occhi su di voi.

Nel suo sguardo sentite l’intercessione, la protezione e la premura di questa tenerissima madre e sentite la responsabilità di non mettere mai sotto quegli occhi pensieri, parole e gesti indegni di un discepolo di Gesù e ministro del Vangelo.

E se qualche volta la fragilità umana vi portasse a sfuggire quello sguardo per rimorso o vergogna abbiate la fiducia e il coraggio di ritornare davanti a lei per farvi stringere nel suo abbraccio e farvi riaccompagnare al Signore, sperimentando sempre come la sua misericordia sia balsamo per le nostre ferite e rimedio alla nostra infermità.

+ Antonio Suetta – Vescovo di Ventimiglia – San Remo

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