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Omelia della Messa Crismale – 2020

Pubblichiamo il testo dell’Omelia pronunciata da mons. Antonio Suetta questa mattina, durante la Messa Crismale presieduta con il Clero diocesano presso il Santuario del Sacro Cuore a Bussana.


Le rivelazioni del Cuore di Gesù più note sono quelle fatte a Santa Margherita Maria Alacoque: in uno sfolgorio di luce le è apparso Gesù con il cuore in risalto sul petto, cuore trafitto, sanguinante, incoronato di spine, sormontato da una croce, rivolgendosi a lei con queste parole: “Ecco quel Cuore, che ha tanto amato gli uomini e da costoro non riceve altro che ingratitudine”, e ripetendole: “Almeno tu amami”.

Carissimi Confratelli Presbiteri e Diaconi,

nella solennità del Sacro Cuore di Gesù ci troviamo raccolti nella Basilica Santuario di Bussana per concelebrare la Messa Crismale, rinviata a questa data a causa della pandemia.

Sentiamo rivolte a noi innanzitutto le intense espressioni di elezione e di benevolenza contenute nei testi della Parola di Dio appena proclamata. La storia della nostra chiamata, declinata secondo la peculiarità delle molteplici vicende personali, è accomunata dallo sguardo, con cui il Signore ci ha avvolto di misericordia e “ci ha ammessi alla sua presenza a compiere il servizio sacerdotale” (II preghiera eucaristica), espressione che suona con ancora più forza nella lingua latina: “agimus tibi gratias quia nos dignos habuisti astare coram te e tibi ministrare”.

È lo stesso sguardo di predilezione che sta nella creazione, nella vocazione di Israele e al principio di ogni avventura di fede. “Scelti perché il Signore ci ama…”, consapevoli che “ non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione dei nostri peccati” (1 Gv 4, 10).

Un dono così copioso di grazia e di amore risplende al centro di questa celebrazione nel segno dell’olio, elemento che irrobustisce e tonifica le stanche membra, lenisce e cura le ferite, rinnova e consacra la nostra vita. L’olio fluente e benefico evoca anche il dono della comunione fraterna e sempre di più fa di noi un cuor solo ed un’anima sola (At 4, 32) affinché “il mondo creda” (Gv 17,20).

L’olio, sul quale oggi preghiamo, accompagnerà l’esercizio del nostro sacro ministero liturgico per diversi sacramenti e sarà per il nostro popolo un segno dell’amore gratuito e sovrabbondante di Dio.

Amore, al quale spesso l’uomo risponde con indifferenza e talvolta anche con ostilità e ribellione; è per questo che la faccia della terra ci appare ferita e segnata da tante sofferenze, tristezze e ingiustizie ed è per questo che spesso anche su di noi pesa la fatica, il disincanto e qualche volta la sfiducia. 

Il Signore ancora ci invita a tornare a Lui per cercare in Lui il vero ristoro per la nostra vita. Siamo stanchi e oppressi, spesso incapaci di capire che non sempre si tratta di stanchezza dovuta al lavoro: quando è così è sempre accompagnata dall’esperienza della semplice e umile gioia. Si tratta talvolta di una forma di smarrimento, quasi che non ritenessimo più il Signore degno della nostra fiducia o sufficiente per la sete nostra e del mondo.

Ecco perché oggi il Signore ripete a ciascuno di noi: “Almeno tu amami”.

Rispondiamo al suo dolce invito rinnovando le promesse dell’ordinazione sacerdotale e vogliamo rimanere nella sua volontà affinché il mostro ministero abbia frutto, pace e gioia vera.

Il compito che ci attende è davvero impegnativo soprattutto perché i tempi sono difficili ed è forte la tentazione di adattare la verità della fede alla mentalità del mondo, che tenta di condizionarci e lusingarci con falsi miraggi di verità, di giustizia, di civiltà e di benessere.

A questo proposito faccio mie le parole dell’Apostolo Paolo rivolte al collaboratore Timoteo per esortarvi ad un servizio coraggioso e fedele al Vangelo:

Richiama alla memoria queste cose, scongiurandoli davanti a Dio di evitare le vane discussioni, che non giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della parola della verità. Evita le chiacchiere profane, perché esse tendono a far crescere sempre più nell’empietà; la parola di costoro infatti si propagherà come una cancrena. Fra questi ci sono Imenèo e Filèto, i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione è gia avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni. Tuttavia il fondamento gettato da Dio sta saldo e porta questo sigillo: Il Signore conosce i suoi, e ancora: Si allontani dall’iniquità chiunque invoca il nome del Signore. In una casa grande però non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati ad usi nobili, altri per usi più spregevoli. Chi si manterrà puro astenendosi da tali cose, sarà un vaso nobile, santificato, utile al padrone, pronto per ogni opera buona. Fuggi le passioni giovanili; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro. Evita inoltre le discussioni sciocche e non educative, sapendo che generano contese. Un servo del Signore non dev’essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità e ritornino in sé sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete perché facessero la sua volontà” (2 Tim 2, 14-26).

Le parole rivolte da Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque: “Almeno tu amami”, riecheggiano il sommesso grido di aiuto che il Signore ha rivolto ai suoi durante l’agonia al Getsemani: “restate qui e vegliate con me” (Mt 26, 38). La celebrazione della Messa Crismale risvegli in ognuno di noi il desiderio e la volontà di “bere al calice del Signore” (cfr. Mt 20, 22) e di corrispondere all’amore del Maestro secondo quello che ci ricorda San Cipriano, che stiamo leggendo in questi giorni: “amare Dio con tutto il cuore, amarlo in quanto è Padre, temerlo in quanto è Dio, nulla assolutamente anteporre a Cristo, poiché neppure lui ha preferito qualcosa a noi. Volontà di Dio è stare inseparabilmente uniti al suo amore, rimanere accanto alla sua croce con coraggio e forza, dargli ferma testimonianza quando è in discussione il suo nome e il suo onore, mostrare sicurezza della buona causa, quando ci battiamo per lui, accettare con lieto animo la morte quando essa verrà per portarci al premio. Questo significa voler essere coeredi di Cristo, questo è fare il comando di Dio, questo è adempiere la volontà del Padre” (Trattato sul “Padre nostro”).

Dicendovi ancora una volta tutto l’affetto, la stima e la gratitudine per il vostro generoso servizio, desiderando incoraggiarvi e sostenervi come padre, amico e fratello, partecipandovi la mia gioia sincera di far parte di questo presbiterio e di sentirvi davvero una famiglia pur tra le tante difficoltà dovute ai nostri limiti e alle tentazioni del divisore, concludo condividendo una bella preghiera di Padre Adolfo Nicolàs, Generale emerito dei Gesuiti: 

 “Signore Gesù, quali sono le fragilità che hai scorto in noi e che ti hanno fatto decidere di chiamarci, malgrado tutto, a collaborare alla tua missione?

Noi ti rendiamo grazie per averci chiamati, e ti preghiamo di non dimenticare la tua promessa di essere con noi, fino alla fine dei tempi.

Siamo spesso abitati dall’impressione di aver lavorato tutta la notte invano, dimenticando, forse, che sei con noi.

Ti chiediamo di renderti presente nelle nostre vite e nel nostro lavoro, oggi, domani e nel futuro a venire.

Riempi del tuo amore queste nostre vite, che mettiamo a tuo servizio.

Allontana dai nostri cuori l’egoismo di pensare a ciò che è “nostro” o “mio”, a ciò che porta sempre a escludere, a mancare di compassione e di gioia.

Illumina le nostre menti e i nostri cuori e non dimenticare di farci sorridere, quando le cose non vanno come avremmo desiderato.

Alla fine del giorno, di ognuno dei nostri giorni, donaci di sentirci più uniti a te e più capaci di scorgere e scoprire intorno a noi maggiore gioia e maggiore speranza.

Ti chiediamo questo ricordandoci della nostra reale condizione: siamo uomini deboli e peccatori, ma noi siamo i tuoi amici. Amen”.  

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