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Omelia per l’ordinazione diaconale: servitori e ministri.

ORDINAZIONE DIACONALE

Sabato 2 ottobre 2021 – Basilica Madonna Miracolosa in Taggia (IM)

Carissimi,
la liturgia odierna celebra la memoria dei Santi Angeli Custodi: a quella schiera di puri spiriti, e
ciascuno al proprio angelo, noi affidiamo la vita, la Chiesa e, in particolare, i tre seminaristi
Ernesto, Gabriele e Giorgio, che oggi vengono ordinati diaconi.
La figura ed il ministero degli angeli costituiscono un prezioso riferimento anche per il servizio a
cui questi fratelli oggi vengono consacrati.


Diacono significa servitore e ministro: non in senso generico e vago, riferibile ad ogni attività o
esigenza umana, ma specificamente in ordine alla Chiesa di Cristo e alla sua missione, proprio
come ricorderemo nella preghiera conclusiva di questa celebrazione: “Padre, guidaci, con
l’assistenza degli angeli, nella via della salvezza e della pace”.
Il testo del libro dell’Esodo evocava la guida di un angelo disposta da Dio per il cammino del suo
popolo e raccomandava: “abbi rispetto della sua presenza, dai ascolto alla sua voce e non ribellarti
a lui”.
Questo invito deve rinnovare in noi la consapevolezza che il Signore ci guida anche attraverso i
suoi angeli, in particolare l’angelo custode, e che dobbiamo assecondarlo con attenzione e docilità.
Desidero accostare le stesse parole del libro dell’Esodo al corpo ecclesiale presentando questi nuovi
sacri ministri insieme a tutti gli altri: in qualche modo sono inviati al popolo fedele per essere guide,
dispensatori dei beni della grazia, testimoni della verità e custodi della vita cristiana.


Questi fratelli vengono costituiti con un sacramento e noi dobbiamo comprendere che il loro
servizio non deriverà e non dipenderà principalmente da doti naturali, qualità umane e competenze
acquisite, ma dalla potenza di Dio e dal tesoro messo dal Signore nelle loro mani. Rinnovo dunque
l’invito ad essere docili nei confronti dei pastori della Chiesa, ricordando che i modelli mondani di
organizzazione sociale e di partecipazione sono per intima natura essenzialmente diversi da ciò che
fonda la comunione ecclesiale del popolo di Dio e corpo di Cristo.


Detto questo, occorre pure rammentare che i sacri ministri non sono strumenti inanimati nelle mani
di Dio, ma uomini scelti tra i fratelli con una speciale vocazione ad assumere la triplice missione
evangelizzatrice, sacramentale e pastorale mediante il dono totale ed esclusivo di sé all’amore di
Gesù e nella sua sequela.


E dunque mi rivolgo a voi, carissimi ordinandi, per ricordarvi la necessità che la vostra vita si
conformi profondamente al dono ricevuto e a quanto offrite ai fratelli come Parola e grazia di Dio.
Sarà sempre Dio a far fruttificare il buon seme nei cuori, ma la testimonianza, la condotta di vita, lo
stile, le virtù, con cui accompagnate il vostro indispensabile ministero, saranno concretamente la
via, la mano, il volto di Dio, che tanti fratelli e sorelle scorgeranno nel cammino della loro vita.
Non è dunque facoltativo che voi vi impegniate incessantemente a credere quello che proclamerete,
ad insegnarlo con fedeltà e soprattutto a viverlo generosamente e – sottolineo – eroicamente:
accontentarsi, in questo caso, sarebbe un inesorabile e progressivo regresso, fino talvolta, e
purtroppo, al tradimento.
Oggi sentite specialmente dirette a voi le espressioni del Vangelo proclamato: “Guardate di non
disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la
faccia del Padre mio, che è nei cieli”.
Ciò significa che la santità di vita è il primo impegno, con cui corrispondere al ministero affidatovi,
come vi chiederò di promettere solennemente in nome di Dio e della Chiesa.
Una tale santità di vita dovrà nutrirsi di continua fervorosa preghiera: rispettate le ore del breviario
e sarete aiutati a consacrare tutta la giornata vivendo alla presenza di Dio. Ricordate la regola di San
Benedetto: “nihil operi Dei praeponatur – nulla venga anteposto al culto divino” (Reg. 43, 3).
Progredite in ogni virtù custodendo specialmente gli occhi e il cuore puri da ogni desiderio di male,
e le mani libere da ogni opera cattiva.

Parlate per dire il bene e il vero, agite per servire, camminate per accompagnare e mostrare la
strada, amate per avvicinare a Dio e fatelo sempre con il cuore aperto a tutti, ma dedicato soltanto a
Lui.


Il salmo 139 ci ha fatto pregare e riflettere sul tema della vocazione e della profonda conoscenza
che il Signore ha di noi: questi concetti, solidi pilastri di vita, siano un vostro costante riferimento.
Imparate a scoprire e riconoscere la misteriosa presenza di Dio nel cammino della vita e vivete sia
l’esistenza che la missione evitando con costante vigilanza la logica del possesso e
dell’autosufficienza, sposando invece l’autentica libertà di sentirsi nelle sue mani; il sapervi
profondamente conosciuti da Dio vi conceda di camminare lieti, onesti, umili e coraggiosi.
Attingete da tale consapevolezza una giusta considerazione di voi, l’attitudine ad un limpido
discernimento e l’anelito persistente di piacere soltanto a Lui: è il segreto della gioia e della fedeltà.
Se mai qualche stridula e ammaliante sirena dovesse distrarvi dall’amore di Dio e dal suo servizio,
rifugiatevi prontamente nel suo cuore, dal quale siete intensamente amati e conosciuti, e in quello
specchio ritroverete il vostro volto raggiante come lo è oggi mentre vi disponete a lasciare, sulla sua
Parola, il mondo con tutte le sue promesse e illusioni terrene, per esservi nuovamente inviati a
testimoniare l’unica promessa, che merita il sacrificio della vita e che, sola, sa custodire il destino
dell’uomo, conducendolo alla beata patria dell’eterna felicità.


Imparate a servire senza cercare gratificazioni di sorta; il vostro cuore sia veramente libero da ogni
forma di avidità. State lontani dalla tentazione del denaro e delle comodità perché una vita sobria
sarà un segno per tutti, e per voi stessi rappresenterà un valido aiuto nella ricerca e nella scelta di
ciò che solo è necessario. A questo proposito vigilate costantemente perché una mentalità mondana
poco alla volta potrebbe farvi apparire desiderabili certi agi, e poi legittimi, e poi indispensabili fino
a paralizzarvi il cuore: sappiate dire no a tutto ciò che distrae e fa perdere tempo.
Non è soltanto la ricchezza a mortificare lo slancio del cuore: sono i capricci, le mode, il desiderio
di piacere a buon mercato, e, soprattutto, il pericolo che affiori una specie di convincimento triste o
arrabbiato di non essere adeguatamente considerati, impiegati e promossi.
Lì per lì non si confida magari a nessuno, poi nasce qualche complicità e, alla fine, si vedono
nemici ovunque e si esprimono atteggiamenti di chiusura e di opposizione.


Servite sapendo che quasi ma ci saranno gratitudine e riscontro umano, che qualcuno vi indurrà a
credere di essere lesi nei vostri diritti e che forse sarebbe meglio guardare altrove alimentando
tragicamente il dubbio se ne valesse davvero la pena. Papa Francesco spiega che il vero
atteggiamento della fede “si riflette anche nel modo di comportarsi in comunità: si riflette nella
gioia di essere al servizio gli uni degli altri, trovando già in questo la propria ricompensa e non nei
riconoscimenti e nei guadagni che ne possono derivare. È ciò che insegna Gesù […]: «Quando
avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto
dovevamo fare”». Servi inutili, cioè senza pretese di essere ringraziati, senza rivendicazioni.
“Siamo servi inutili” è un’espressione di umiltà, disponibilità che tanto fa bene alla Chiesa e
richiama l’atteggiamento giusto per operare in essa: il servizio umile, di cui ci ha dato l’esempio
Gesù, lavando i piedi ai discepoli” (Angelus 6.10.19).

Carissimi ordinandi, come padre e come fratello, vi esorto a custodire e coltivare sempre la retta
intenzione e la purezza di cuore.


Come insegnava ai suoi San Vincenzo del Paoli “siate certosini in casa e apostoli in campagna”,
fedeli e costanti nella preghiera e a null’altro interessati se non all’annuncio del vangelo.
Non permettere mai che altre mire orientino i vostri pensieri e le vostre decisioni e soprattutto
conservate uno sguardo limpido ed un cuore libero affinché dalla bocca, “che sempre parla
dall’abbondanza del cuore” (cfr. Mt 12, 34) “non esca nessuna parola cattiva; ma piuttosto, parole
buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non
vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione”
(cfr. Ef 4, 29-30).


Fidatevi fino in fondo di Dio e insegnate a fare altrettanto.
La Beata Vergine Maria, donna del sì e dell’abbandono fiducioso, vegli da questo Santuario su di
voi e vi custodisca nei buoni propositi suscitati dalla grazia di Dio nel vostro cuore.

+ Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia – San Remo


Galleria Foto a cura di Tonino Bonomo (nei prossimi giorni pubblicheremo tutta la serie insieme al video in alta definizione della celebrazione) in collaborazione con Sanremo News