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Omelia per l’ordinazione diaconale

24 Aprile 2021

Omelia Ordinazione Diaconale di Mirko Belloli
Ventimiglia, Parrocchia Sant’Agostino – 24 aprile 2021

Carissimi Confratelli Presbiteri e Diaconi, carissimi Fedeli,


siamo radunati per una preziosa occasione di grazia e di gioia, e il Signore esprime con forza ai
nostri cuori quanto sia esigente, e attraente nello stesso tempo, la sua parola: “volete andarvene
anche voi?”. Ha risposto così ai suoi più vicini discepoli, che gli facevano notare come il suo
discorso fosse “molto duro” e che tanti se ne andavano via per questo motivo.

Si conclude così il discorso di Gesù a Cafarnao sul pane della vita, uno dei più belli. Aveva parlato
tanto sul bisogno di nutrirsi per ottenere la pienezza della vita. C’è un desiderio profondo e
insopprimibile nel cuore dell’uomo di poter aver accesso alla vita e al mistero di Dio e Gesù aveva
spiegato come la sua stessa esistenza fosse la risposta: il percorso per addentrarsi nella vita di Dio
consiste nel condividere la forma della sua stessa esistenza; cibandosi di lui ci si coinvolge nella
disponibilità a farsi pane per la fame di amore, di solidarietà, di verità, di giustizia, di pace per tutti.
Tra i discepoli, molti sentono le parole di Gesù come un “linguaggio duro”, ma Pietro no, …
capisce che si tratta di parole di vita eterna.


I più non riescono a cogliere il senso e il valore delle parole di Gesù e inciampano in una lettura
“carnale”, tipica di chi si ferma alla crosta delle cose e non sa vedere in quel pane moltiplicato e
diviso per la fame di tanti, l’aggancio che portava a Gesù. Fraintendono deformando gli eventi: in
quell’uomo che stava in mezzo a loro, pure stupiti per tanti miracoli, vedono soltanto il figlio del
falegname di Nazareth, e non comprendendo il senso nascosto di ciò che sperimentano scegliendo
di andarsene. Si tratta di una reazione diffusa, anche per noi, quando siamo provocati a modificare il
metro di giudizio: si rifiuta per scappare e si disprezza per sfuggire al confronto. Atteggiamento
sterile e inconcludente: Gesù ci invita a lasciarci attirare dallo Spirito di Dio, affinché la sua
proposta di vita non ci sembri assurda e impossibile. Se non ci si lascia educare dallo Spirito del
Signore, tutto resta senza significato.

“Molti de suoi discepoli si tirarono indietro” e Gesù non ha fatto nulla per impedirlo, non fa sconti,
anzi alza la posta. Fede non significa condividere una forma di pensiero, ma piuttosto un cammino
teso al dono di sé, al servizio e all’amore nelle forme più eroiche. Stare con Gesù non può mai
essere una posizione acquisita, ma costante e rinnovata disponibilità a camminare con lui.
“Questa parola è dura!”. Siamo troppo abituati a considerare la fede come una risposta pronta,
anziché viverla come un’avventura sempre nuova in compagnia del Maestro.


“Volete andarvene anche voi?”. È una domanda che scandisce ogni passaggio della vita di fede e
che spunta ad ogni dubbio o difficoltà, soprattutto di fronte alla tentazione di prospettive più
comode e sicure.
“Signore da chi andremo?”. Non si tratta di cercare sistemazioni riuscite o comode quanto
piuttosto di scegliere e a chi affidare la propria vita; la fede è relazione, alleanza, storia d’amore.
“Tu hai parole di vita eterna”: queste parole ci accompagnino quando, a fronte di dolorosi e oscuri
passaggi legati all’avventura della fede in Cristo, siamo tentati di seguire chi forse sembrerebbe
soddisfarci, ma al prezzo della nostra libertà.
Come il profeta Geremia, anche tu, carissimo Mirko, sei stato coinvolto in una splendida storia di
predilezione; anche tu, come Geremia non sai parlare e sei giovane; anche tu hai gioiosa
consapevolezza che prima di essere formato nel grembo materno e di uscire alla luce il Signore ti
aveva scelto e consacrato. Oggi, mediante la chiamata della Chiesa, a cui tu generosamente
rispondi, questo disegno si compie.
Il tuo “si” è stato preparato da un lungo e travagliato cammino, spinto da fuoco ardente e
irresistibile nel tuo cuore e purificato da ostacoli, difficoltà e fatiche, che sono il segno non di una
distrazione di Dio, ma del bisogno che la passione bruciante dell’amore sia vagliata dal tormento
del sacrificio e dalla sapienza della croce.
La tua istintiva disponibilità ti ha reso sensibile, quasi ferito, dal grido di tanti fratelli e sorelle
imploranti come gli abitanti di Giaffa: “non indugiare, vieni da noi” (At 9, 38); e tu, come il profeta
Isaia, hai detto al Signore :”eccomi, manda me” (Is 6, 8).

In un misterioso intreccio tra la divina volontà e l’impeto del tuo cuore, il Signore oggi accoglie il
tuo slancio e ti consacra come ministro del vangelo e della carità. Per fare questo ti chiede di
spogliarti, di tutto: nelle promesse consegnerai a Dio la tua libertà, nell’obbedienza ti affiderai alla
Chiesa, nel celibato offrirai il tuo cuore spalancato a tutti e indiviso per Dio; compendierai un così
radicale dono, prostrandoti a terra e implorando con tutta la Chiesa la misericordia di Dio.
Rialzandoti, riceverai l’imposizione delle mie mani e con la preghiera consacratoria sarai come
espropriato, possesso esclusivo del Signore; verrai dunque rivestito dei paramenti del servizio
ricevendo il libro del Vangelo come tua missione. Ti separerai dall’assemblea del popolo santo per
accostarti a servire all’altare e, da ora in poi, tornerai al popolo come diacono, cioè ministro,
dispensatore dei doni di Dio.


Il tuo servizio sarà autentico se, assecondando la grazia del sacramento dell’Ordine, imparerai a
declinare pienamente queste due parole: amore e santità.
Non dimenticare mai che il cuore umano ha una sete inestinguibile di amore, e che sarai
inevitabilmente indotto di riprenderti qualcosa; il tentatore, bugiardo e astuto, potrebbe illuderti,
come purtroppo fa con molti, che l’umiltà, la perseveranza, la castità, la sobrietà e l’obbedienza,
calpestano i tuoi diritti, potrebbe indurti a pensare che dialogo significhi compromesso, potrebbe
illuderti che una vita più addomesticata alla logica del mondo sia addirittura più efficace per lo
svolgimento del tuo compito.
Tu vigila e vedi di non cadere, perché sai bene che “il nemico, il diavolo, come leone ruggente va in
giro, cercando chi divorare” (1 Pt 5, 8). Amare non è banale sentimentalismo. Amare è la logica
che governa il cuore nel suo impeto verso un bene più grande. È una logica che orienta la vita, che
ti tiene fedele alla vocazione, che si costruisce poco a poco nella conoscenza, nel sacrificio e nella
lealtà. Una logica che, tra tanti volti, non ti permette di perdere di vista quel Volto, il cui sguardo
richiama una splendida avventura di alleanza e di carità, e la storia stupenda di chi per noi si è fatto
fratello in umanità e poi vittima. 
Stai pur certo che arriveranno le stanchezze, i giudizi, i torti, le persecuzioni; arriveranno anche i
capricci, i confronti, le recriminazioni e le pretese; non temere questi aspetti così deboli, quasi
meschini e purtroppo veri, del nostro limite umano, ma vigila e combatti.
Combatti con la preghiera, combatti con l’ascolto assiduo della Parola, combatti con la frequenza al
Sacramento della Penitenza e della direzione spirituale, combatti con buona, fraterna amicizia, che
trovi, prima di tutto, nella fraternità del presbiterio, nella paternità del vescovo e nella dedizione al
popolo per il quale oggi vieni consacrato.
Il tentatore ti spingerà a guardare altrove, ma tu vigila perché sai che si tratta di tranelli e di
menzogne: “Sì, un giorno nei tuoi atri val più che mille altrove; io preferisco stare sulla soglia


della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi” (Sal 84, 10).
Combatti con la santità: essa è piena risposta gioiosa al dono di Dio. Ti troverai, anche nel contesto
ecclesiale, a valutare problematiche varie e sentirai spesso parlare di necessità urgente di
aggiornamento e riattamento pastorale, sperimenterai certamente e discuterai della solitudine del
prete e della sua condizione, ti imbatterai in proposte di rinnovamento o ripensamento della vita
consacrata. Tu ricorda sempre che ciò che conta davvero è la santità; non saranno infatti le
innovazioni sociologiche a risolvere i problemi – anzi talvolta non servono neppure per
comprenderli, anche tutti gli aspetti vanno considerati – ; tu non sarai mai solo se condurrai una vita
santa, incentrata in Gesù. Non sarai meno solo se incontrerai tante persone e non sarai promotore di
comunione per doti di animazione o per competenze mondane, ma misteriosamente attirerai tanti
nella misura in cui esprimerai santità nella tua conformazione a Cristo.
A questo proposito, concludo con un’ultima raccomandazione, che traggo dal gesto, con cui si
chiuderà il rito di ordinazione. Tu sei costituito ministro e annunciatore del Vangelo: non
vergognarti mai di esso (cfr. Rm 1, 16) e non cercare il favore degli uomini o di piacere agli uomini,
perché se cercassi di piacere agli uomini non saresti più servo di Cristo (cfr. Gal 1, 10).

+ Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia – San Remo


foto MARIANI – Ventimiglia

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