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Omelia S. Messa in suffragio del Papa Emerito Benedetto XVI

Basilica Concattedrale di San Siro – Sanremo – 04.01.2023

Signore, ti amo!”; con tali parole Benedetto XVI si è congedato da questa vita ed esse sono la chiave per entrare nel mistero della sua lunga, intensa e laboriosa esistenza. Sono innanzitutto l’indicazione precisa di un traguardo, per il quale siamo qui a implorare il Signore affinché lo ammetta nella gioiosa compagnia di coloro che ricevono il premio eterno per le buone opere compiute e per l’obbedienza della fede.

La Bibbia scorge in una vita vita lunga la benedizione del Signore e chiama “sazio di giorni” colui che ha vissuto tanto tempo sulla terra.

È stato così per il Papa Emerito Benedetto, che il Signore ha chiamato a vivere una formidabile storia di fede e di amore, passando attraverso origini familiari umili, sobrie, ricche di affetto, di educazione e di religiosità, ricevendo in provvidenziale sorte il dono luminosissimo della vocazione e del sacerdozio, soffrendo materialmente e moralmente il dramma della vicenda nazista nella sua terra tedesca, partecipando intensamente alla vita della Chiesa come teologo, docente, consulente al Concilio Vaticano II, pastore prima a Monaco e Frisinga, poi accanto a San Giovanni Paolo II alla Congregazione per la Dottrina della Fede, infine successore del Beato Apostolo Pietro e Vicario di Cristo in terra.

Restano impressi nei nostri cuori e nelle menti il suo sorriso, l’affabilità, lo sguardo pulito e generoso, la vivida intelligenza, l’imponente cultura, l’umiltà, il coraggio e soprattutto la disarmante bontà.

Uniti a Papa Francesco e a tutta la Chiesa ringraziamo il Signore per aver donato un pastore così amabile e fedele al suo popolo e preghiamo affinché gli conceda di contemplare in eterno, finalmente faccia a faccia, il mistero di grazia, in cui egli ha fermamente creduto e che ha costantemente servito nella sua missione terrena. Si compia per lui pienamente il desiderio profondo narrato nella pagina evangelica: “Maestro, dove abiti?” (Gv 1, 38) e ancora, finalmente, senta dalla voce dell’amatissimo Gesù le definitive parole “Vieni e vedi” (cfr. Gv 1, 39) dopo una lunga esistenza giocata sull’interrogativo del Signore “che cosa cercate?” (Gv 1, 38).

Il Papa Emerito Benedetto ha accompagnato molti in questa decisiva ricerca conoscendo e interpretando bene il travaglio di questa nostra epoca, custodendo nel cuore una fede limpida, semplice e gioiosa, trasmettendola con costanza a tutti: sapeva infatti parlare ai dotti come ai più umili, soprattutto lasciava intravvedere una singolare attitudine alla contemplazione capace di attirare con l’incanto di una vita buona e di una pace interiore autentica.

Il Signore, che ha fissato su di lui lo sguardo come sull’apostolo Simone, figlio di Giovanni, chiamato Cefa (cfr. Gv. 1, 42), gli conceda ora di godere per sempre la visione del suo volto e lo colmi di beatitudine nella sua casa.

Accompagnandolo con grande affetto in questo definitivo passaggio, vogliamo mettere nelle sue mani la nostra accorata preghiera per la vigna del Signore, di cui egli si è definito “umile lavoratore”, e per l’umanità intera, che, come egli ha saggiamente molte volte ricordato, sta attraversando una stagione particolarmente difficile di smarrimento, trovandosi a rincorrere progresso, benessere e felicità non soltanto dimenticando Dio, ma spesso rifiutandolo in una folle e presuntuosa pretesa di autonomia dal Padre Creatore. Fedele al mandato ricevuto, ha speso tutte le energie della mente e del cuore affinché, come abbiamo ascoltato dalla prima lettera di Giovanni “nessuno vi inganni… chi commette il peccato viene dal diavolo… per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo” (1 Gv 3, 7-8). “Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!” ha scritto nel testamento spirituale. 

Impegniamoci anche a raccogliere e a custodire la sua preziosa eredità, imparando da lui a coniugare fede e ragione nella avvincente avventura della fede e proteggendo noi stessi e coloro che ci sono affidati nelle molteplici circostanze della vita dall’errore, che dilaga per l’ignoranza e per la malvagità diffusa. Non dimentichiamo che il 24 aprile 2005, nella sua prima omelia da Papa, egli pronunciò queste parole: “in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi“.

Il lupo, richiamato da Gesù stesso nel discorso del buon pastore, è immagine del male e del diavolo, che tenta di depredare e distruggere il gregge del Signore. Il buon pastore dunque, sull’esempio e con la forza di Cristo stesso, si distingue per la disponibilità a dare la vita per il gregge, a differenza del mercenario che quando vede venire il lupo fugge, permettendo al lupo di disperdere e rapire le pecore (cfr. Gv 10, 12-13).

Di qui si capisce come, secondo le parole di Gesù rivolte a Giacomo e Giovanni, seguire il Maestro e condividerne la missione comporta la disponibilità a “bere il suo calice” (cfr. Mt 20, 22), cioè il calice della passione e della persecuzione.

Così è stato per Benedetto XVI: fin da giovane teologo e docente di teologia, l’onestà intellettuale e la fedeltà alla tradizione della Chiesa gli hanno procurato ostilità, diffidenze e necessità di scelte coraggiose e dolorose; ancor più, questo è accaduto nell’esercizio del ministero episcopale dapprima in Diocesi, poi come Prefetto della Congregazione della Fede e, infine, anche e soprattutto come Papa.

Davvero il Signore ha esaudito la sua preghiera e non lo ha fatto temere e arretrare davanti ai lupi; di questo esemplare coraggio a noi resta la grata consapevolezza di essere stati da lui potentemente “confermati nella fede” (cfr. Lc 22, 33) e la serena fiducia che il Signore non fa mancare la sua consolazione e la sua pace al discepolo perseguitato, come afferma Papa Francesco aprendo l’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”: “«Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. In realtà, fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità. Così il Signore la proponeva ad Abramo: «Cammina davanti a me e sii integro» (Gen 17,1)”.

Infine pensiamo all’umiltà e alla coraggiosa fiducia di chi si abbandona alla volontà divina, espresse da Papa Benedetto quando, l’11 febbraio dell’anno 2013, annunciò le sue dimissioni: un atto d’amore per la sua missione ecclesiale di fronte alle forze fisiche che venivano meno e una rinnovata volontà di servizio pastorale che, come ultimamente ha ricordato Papa Francesco, “nel silenzio ha sostenuto la Chiesa… nella sua testimonianza d’amore alla Chiesa fino alla fine” (Udienza generale del 28 dicembre 2022).

Papa Benedetto ai seminaristi del Seminario Romano Maggiore confidava che Sant’Agostino è stato “guida per la sua vita di teologo e di pastore” (17.02.2007) e così credo sia bello concludere questa orante riflessione, pensando anche all’amore di Papa Benedetto per la bellezza della liturgia e dell’arte, con le parole scritte da Sant’Agostino in ricordo del battesimo suo e del giovanissimo figlio defunto: “In quei giorni non mi saziavo di considerare con mirabile dolcezza i tuoi profondi disegni sulla salute del genere umano. Quante lacrime versate ascoltando gli accenti dei tuoi inni e cantici, che risuonavano dolcemente nella tua chiesa! Una commozione violenta: quegli accenti fluivano nelle mie orecchie e distillavano nel mio cuore la verità, eccitandovi un caldo sentimento di pietà. Le lacrime che scorrevano mi facevano bene” (Confessioni, 6.14).

Tante lacrime di Papa Benedetto hanno reso più limpido il suo sguardo e fine la sua intelligenza. Ora, le lacrime versate per lui rinnovino in tutti noi l’intuito della fede e lo slancio dell’abbandono in Dio, fino a quando ci ritroveremo insieme, anche con lui, a condividere lo splendore eterno del volto di Dio.

+ Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia – San Remo

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