Pellegrinaggi

Pellegrinaggio Avignone

Avignon est une reine dont le miroir est le Rhône», Avignone è una regina che si specchia nel Rodano.
Le parole che concludono uno studio di Dominique Paladilhe sui papi avignonesi ci invitano a partecipare, il 18 marzo, al pellegrinaggio che la diocesi di Ventimiglia – San Remo ha organizzato alla Roma provenzale.
Intenzionalmente usiamo le espressioni Roma provenzale e pellegrinaggio, perché non si tratta di visitare i luoghi di un esilio, ma la città che, dal 1309 al 1376, ospitò sette pontefici, preservandoli dalla difficile situazione politica dell’«Urbe» e della penisola.
Sette papi, di cui uno beato, Urbano V, e altri che, comunque, fecero onore al papato, come Giovanni XXII e Benedetto XII, zelanti riformatori di una curia pontificia che solo nella città provenzale acquisterà quella capacità di sostenere il vicario di Cristo nella sua missione di pastore universale, arrivando persino ad inviare i primi missionari in Cina.
La visita sarà preceduta dalla celebrazione della santa messa nella cattedrale Notre–Dame–des–Doms, accanto al palazzo dei Papi: splendida eredità dell’età pontificia, che non terminò con la partenza di Gregorio XI, ma solo nel 1791, quando la rivoluzione francese privò la Santa Sede della città e del vicino contado Venassino.
Con i papi si trasferirono sul Rodano anche i cardinali, dove costruirono le sontuose «livrées»,le residenze ufficiali che segnano il centro storico, protetto da una cerchia intatta di mura.
L’intera giornata sarà dedicata alla scoperta della città, dal ponte di Saint–Benezet, che la collegava alla vicina Villeneuve, bastione francese di Filippo il Bello, alla chiesa di Santa Chiara dove Petrarca, il 6 Aprile 1322, incontrò Laura, e uno sguardo valse trecento poesie. La sera si visiterà Tarascona, ancora sul Rodano: il castello dell’ultimo sovrano provenzale, le Bon Roi René, e la basilica che custodisce le reliquie di Marta, sorella di Lazzaro e di Maria Maddalena.
Infatti, non solo i papi scelsero la Provenza come rifugio sicuro, ma anche gli stessi amici di Gesù.Tradizione non priva di fondamento, se già alla metà del II secolo esisteva da queste parti una solida e ricca comunità cristiana, come prova il sarcofago della Gayole, a Brignole, vicino a Saint–Maximin.