Famiglia, Ultima ora

Scegliamo la Vita 2022 – il resoconto

Sabato scorso, 21 maggio, un piccolo gruppo di persone tratto da tutto il Ponente ligure ha rappresentato la nostra diocesi alla manifestazione “Scegliamo la Vita”, sorta sulle ceneri della tradizionale Marcia per la Vita che rischiava di non essere fatta, quest’anno. E già questa è un’ottima notizia: al di là dei risultati politici, è doveroso avere la possibilità di dare una testimonianza pubblica concreta a favore di quella che san Giovanni Paolo II chiamava la “cultura della vita”; in contrapposizione alla “cultura della morte”, nella bellissima enciclica Evangelium vitae.

Se la parola del papa polacco non bastasse a convincerci di questa necessità, può essere un buon aiuto scoprire che sul sito della organizzazione religiosa riconosciuta dal Congresso degli U.S.A.  The Satanic Temple viene rivendicato l’aborto come rito loro proprio, con tanto di rituale pdf scaricabile. Se i diretti antagonisti del Dio della Vita usano l’aborto come rito, è segno che chi è discepolo di Gesù deve opporsi a tale pratica. Perciò, la partecipazione della nostra diocesi alla manifestazione è stata una bellissima opportunità per dare questa testimonianza.

Il gruppetto, composto da 24 persone, tra cui una bimba di sei mesi, mascotte del viaggio, è partito il sabato mattina alle 3 da Sanremo, passando a Imperia e Savona per raccogliere gli altri partecipanti, ed è arrivato a Roma, ospitati dal Collegio Pontificio Mater Ecclesiae, dove risiedono due sacerdoti della nostra diocesi per motivi di studio (don Antonio Saccomanno e don Stefano Crotta), e ha raggiunto il corpo della manifestazione in piazza della Repubblica, dove ha incontrato una massa di persone, 40000 secondo gli organizzatori, che tra bandiee, trombe, balli e canti si è incamminato attraverso le strade della capitale, sfiorando la stazione Termini, la Basilica di Santa Maria Maggiore, luogo assai simbolico per la presenza della reliquia della culla di Gesù Bambino, secondo la tradizione, per raggiungere piazza San Giovanni in Laterano, che nela memoria dei più affezionati alla difesa della vita è anche il luogo di due partecipatissimi Family Day.

In questa piazza, la manifestazione si è trasformata da marcia a comizio, ma un comizio diverso dal solito. Non si sono visti politici, né è stato dato tanto spazio a slogan e proclami generalisti, quanto piuttosto alle testimonianze di persone che hanno raccontato la bellezza e la potenza della Vita nelle situazioni anche più difficili e dolorose. Mirabile Maria Rachele Ruiu, del comitato organizzatore, che ha condotto il comizio con trasporto, essendo toccata in prima persona da un cancro in giovane età e con bimbi piccoli a carico: già il suo entusiasmo e la sua energia da soli sono una testimonianza fortissima. L’ultimo intervento, tenuto dal presidente del comitato “Difendiamo i nostri figli”, Massimo Gandolfini, ha fatto risaltare, con dovizia di particolari e dati alla mano, come il problema non sia semplicemente l’aborto, né la semplice difesa della vita, ma l’esistenza di una guerra sfrenata contro tutta la natura umana, che comprende elementi etici, economici, politici, soociali, a cui siamo chiamati a rispondere con i mezzi che abbiamo, primo fra tutti la testimonianza pubblica. La presenza del gruppo musicale The Sun ha poi permesso di vivere il tutto come una vera festa, perchè la prima testimonianza da dare è che la vita è bella, dal concepimento alla morte naturale, e che Dio la rende bella, come la band guidata da Francesco Lorenzi canta con tanta energia.

Il secondo grande momento della nostra esperienza è stata la partecipazione al Regina coeli in piazza san Pietro, dove abbiamo prima celebrato le lodi tutti insieme e poi ascoltato le parole di papa Francesco, che ha ringraziato tutti i partecipanti alla manifestazione del giorno prima e salutato noi che, insieme al comitato organizzatore, eravamo presenti con striscioni e bandiere. Il resto dell’esperienza, l’amicizia che è nata fra i partecipanti, i discorsi, gli incontri, la fede vissuta, l’accoglienza da parte del Collegio, chi può descriverli? Solo una cosa rimane da dire: al rientro, tutti noi eravamo stanchi e contenti, segno che tutta l’esperienza ha portato un buon frutto di pace e di fede.

don Gabriele Bodda