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Serata con Enzo Bianchi

Martedì scorso padre Enzo Bianchi, fondatore ed ex priore della comunità monastica di Bose, è stato ospite della concattedrale di San Siro, a Sanremo, e ha intrattenuto più di 200 ascoltatori con una conferenza voluta e organizzata dal parroco, monsignor Alvise Lanteri, in occasione dei 500 anni dalla riforma protestante di Lutero.
«Una Chiesa sempre in stato di riforma», questo il tema dell’incontro. Il religioso ha cominciato con un excursus storico del difficile cammino della Chiesa nei duemila anni dalla nascita delle prime comunità cristiane: da sempre essa ha sentito il bisogno di essere riformata, come atto di obbedienza allo Spirito Santo e per assomigliare sempre di più al suo Signore.

Prima dell’anno mille, il cambiamento è sempre suonato come un atto del tutto personale, dovuto da parte di ogni cristiano e da attuarsi nella vita dei singoli. Successivamente il bisogno di riforma ha certamente toccato anche la comunità cristiana, nella forma e nelle istituzioni.
Dopo alcuni tentativi andati falliti, nei primi anni del ‘500 si inserisce l’esperienza di Lutero, monaco agostiniano, che con le sue famose tesi mette al centro l’amore misericordioso di Dio e provoca, sicuramente al di là delle sue intenzioni, la divisione tra cattolici e protestanti. Allora il conflitto ha prevalso sul dialogo, ma lo stesso Benedetto XVI dice di Lutero «che era alla ricerca della misericordia di Dio, di un amore donato che non va mai comprato».

Sono passati 500 anni e mai come oggi il mondo cristiano sente l’urgenza di un cambiamento. La riforma, ha precisato padre Enzo, in questo nostro tempo non riguarda solo il singolo cristiano, ma tutta la comunità ecclesiale, la forma e le istituzioni della Chiesa intera. Questo appare del tutto evidente soprattutto con gli ultimi due papi: Benedetto XVI ha iniziato e messo le basi per un cambiamento della Chiesa cattolica che oggi papa Francesco persegue con determinazione sin dall’inizio del suo pontificato, quando ha dichiarato esplicitamente la necessità di riforma del papato, della curia romana, delle istituzioni ecclesiali e di tutto il popolo cristiano. Il cammino è lungo e certamente non facile, c’è bisogno di collaborazio-e tra le varie parti della Chiesa, di «sinodalità» tra Papa, vescovi, sacerdoti e laici, capaci di sentirsi popolo di Dio che cammina unito.

La riforma della Chiesa, secondo l’ex priore ed ora consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, passa necessariamente attraverso quella dell’ecumenismo. Le chiese cristiane hanno un solo modo per farsi vicine: convergere verso il centro che è Cristo, unico Salvatore.
Infine, ha concluso Bianchi, non c’è riforma delle istituzioni, se non c’è prima quella di ogni cristiano: si cambiano le cose, se prima cambiano le persone. Conversazione di grande livello di autorevolezza e di innegabile spessore culturale quella con il religioso piemontese, che si è conclusa con alcune domande poste dai presenti.

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