Sacerdoti

Sinodo presebiterale – il resoconto

Continuano i lavori dell’assemblea del clero, che ogni mese si ritrova presso il seminario vescovile di Sanremo per approfondire le riflessioni emerse dagli incontri vicariali che quest’anno prevedono il confronto sul sussidio “Lievito di Fraternità” realizzato dalla segreteria della conferenza episcopale italiana. Questo giovedì 14 febbraio i sacerdoti della diocesi, alla presenza del vescovo Antonio Suetta e indirizzati dal moderatore del sinodo, don Angelo Di Lorenzo e dal vicario per la formazione, don Antonio Rebaudo, hanno discusso del modo in cui si intende il rapporto tra il presbitero e la comunità che gli viene affidata.

L’impressione è che nelle nostre comunità manchi…la comunità. Ci sono persone che frequentano il culto, che amano il Signore, che prestano anche un servizio parrocchiale ma poi sono disattenti al vicino di banco malato. E questa mancanza di vita comunitaria forse rispecchia la mancanza di una vera comunità presbiterale: la cosa è detta non come un giudizio ma come un segnale di attenzione che dobbiamo avere per vivere al meglio la vocazione presbiterale.

Che le nostre comunità siano in difficoltà, come senso di identità, è detto anche dalla situazione di bolletta di molte parrocchie che se oggi devono affrontare un intervento importante sono obbligate a chiedere aiuto alla diocesi. Una volta, certo con altre regole e leggi ma anche più povertà, i parrocchiani partecipavano a gara nell’opera di restauro.

Rimane la questione centrale: siamo in una crisi di fede. E questo comporta tutti gli effetti che l’assemblea ha evidenziato. Ma la santità del sacerdote rimane l’elemento che ha potere di ribaltare tutto quanto è indicato in negativo: basta un santo – il riferimento è al Curato D’Ars – per saper fare la differenza anche in un contesto di costumi contrastanti e di feroce avversione alla fede. Nella fase conclusiva si è proposto di concentrarsi su come curare l’annuncio alle persone più lontane, che si ritrovano a partecipare alla vita di comunità per superstizione o senza alcuna vertenza del significato dei sacramenti.