Sacerdoti

Amoris Laetitia: la sintesi

Giovedì scorso l’appuntamento mensile della Scuola del Clero nel Seminario di Bordighera, ha visto la presenza del domenicano padre Marco Tommaso Reali, docente di Teologia Morale presso la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, che ha illustrato ai presenti l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia.
Un primo approccio utile per approfondire un documento che, come ha ricordato mons. Suetta, sarà affrontato in modo organico nel prossimo anno, quando la nostra Chiesa diocesana si dedicherà con particolare attenzione alle tematiche della vita familiare.
Una lettura attenta – ben lontana dalle visioni approssimative se non false dei media – che permette di comprendere che la Chiesa “come un poliedro”, pur offrendo, nell’annuncio dell’unica Verità, la presenza di opinioni diverse è un “ospedale da campo” che accoglie le sofferenze delle persone. Questo risulta particolarmente evidente soprattutto per il caso delle situazioni “irregolari”.
L’Esortazione è ampia ed articolata, composta da nove capitoli (uno dei quali affronta in modo specifico il tema dei battezzati divorziati risposati), ha lo scopo di presentare in modo dettagliato un tema complesso, rispetto al quale dobbiamo prendere le distanze da due estremi: lassismo e rigorismo.
Così, a partire dal dato biblico e nella consapevolezza delle grandi sfide che la famiglia deve affrontare nel variegato pluralismo culturale della contemporaneità, il Papa ci richiama alla concretezza e al realismo. La stessa teologia è invitata ad uscire dalle astrattezze teoriche per considerare invece la famiglia come qualcosa che si costruisce in modo “artigianale”.
Padre Reali ha illustrato in modo approfondito il Capitolo VIII dell’Amoris Laetitia (dedicato alle famiglie “irregolari”) intitolato in modo significativo: “Accompagnare, discernere ed integrare la fragilità”.
Sappiamo bene che la Chiesa si è sempre occupata di problemi pastorali fin dalle origini; nei Vangeli scopriamo come Gesù aiuti le persone a fare un cammino di verità e di salvezza.
In ambito familiare, di fronte a situazioni di fragilità, complesse o irregolari dobbiamo innanzitutto applicare la “logica della misericordia pastorale”, infatti “i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo”. I cristiani sono membra del “Corpo di Cristo” sempre e comunque: nessuno deve sentirsi o essere trattato da “scomunicato”.
Certo il cammino da compiere per chi voglia seriamente fare verità sulla propria situazione prevede un accompagnamento che richiede un periodo lungo e purificante di discernimento, che faccia luce sugli elementi positivi, ma anche sulle criticità. Non si tratta solo di “fare” la comunione o di ricevere il sacramento della riconciliazione; ma piuttosto di un autentico discernimento sulla propria situazione. Sapendo che ogni “caso” ha una specificità che non si può costringere all’interno della norma generale e che le circostanze soggettive non vanno tralasciate, va subito chiarito che il male resta sempre oggettivamente tale.
Un invito quindi a guardare con fiducia alla propria vita, a compiere un percorso di maturazione, a cercare un sincero dialogo con i pastori nella certezza che la Chiesa cerca tutti i suoi figli e, pur affermando con chiarezza la distinzione fra bene e male, non cessa mai di annunciare che viviamo avvolti dalla grazia di Cristo.
“Davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis. La carità fraterna è la prima legge dei cristiani”. (AL 306)

Antonio Garibaldi

Bordighera, 15 maggio 2016