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Bartali: un libro per il campione. Di umanità.

Sicuramente difficile riuscire a trasmettere in poche righe le emozioni,le riflessioni e i valori emersi durante l’evento di venerdì scorso, organizzato al teatro del casinò di Sanremo dall’Azione Cattolica diocesana con il patrocinio del comune di Sanremo, in occasione della presentazione del libro, edito da AVE, «A colpi di pedale, la straordinaria storia di Gino Bartali» per bocca dello stesso autore, il professor Paolo Reineri che, insieme alla presidente di Ac Laura Ferrari, ha moderato la serata. La «A colpi di pedale band» ha fatto da colonna sonora all’appuntamento. Presenti le autorità in rappresentanza della casa da gioco e del comune di Sanremo ed il vescovo diocesano monsignor Antonio Suetta. Ospite d’eccezione Gioia Bartali, nipote del campione di ciclismo, ma soprattutto di vita, una vita straordinaria che Gioia, con quella semplicità sicuramente ereditata dal nonno, è riuscita a raccontare alla numerosa platea.

È sembrato di fare un salto in dietro nel tempo e di avvertire la presenza viva del ciclista di Ponte a Ema, insieme alla sua testimonianza.

Un uomo buono, come ha sottolineato Gioia, sostenuto in tutte le prove, le scelte e le vicende della sua vita, anche le più tristi, come la morte del fratello Giulio, da una grande fede che non ha mai rinnegato, e che soprattutto ha saputo tradurre in azione concreta. Appartenente all’ Azione Cattolica, ne ha incarnato i valori più profondi, in un momento storico, seconda guerra mondiale, primo dopo guerra, dove questa scelta non era certo la più conveniente.

Durante la seconda guerra mondiale, Gino è il corriere clandestino dei documenti falsi che evitano agli ebrei la deportazione e la morte. Rischia la vita e tace quel segreto anche alla moglie Adriana, perché «il bene si fa, ma non si dice». Gino ha salvato così la vita a più di 800 ebrei. È stato insignito per questo, dal museo «Yad Vashem» di Gerusalemme, del titolo di «Giusto tra le nazioni».
Non è solo questo l’evento che lo ha reso protagonista di importanti momenti storici.

Con la vittoria del Tour de France del 1948, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione sociale in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti del 14 luglio.
Gino era profondamente innamorato della moglie Adriana, come traspare dalle lettere che le scriveva, dalle quali emerge – ha detto Gioia – un uomo romantico e dolcissimo che, seppur nell’apice del successo, scriveva di voler tornare a casa».
Al termine della serata, l’intervento di monsignor Suetta ha ben riassunto ciò che l’evento voleva ed è riuscito a comunicare: «Credo che la fede, e Gino lo ha testimoniato concretamente, oltre ad essere legame, fiducia, carità che si apre al bisogno del prossimo, sia giudizio, nel senso di criterio per capire le cose. Il riferimento sicuro della fede che Gino non ha mai smarrito, lo rende di grande attualità, perché, oggi più che mai, noi tutti abbiamo bisogno di riappropriarci di quel senso».

Altrettanto bello e incisivo il messaggio della presidente Laura Ferrari, che ha fortemente voluto e tessuto, insieme a tanti collaboratori generosi, il mosaico di un evento per tanti aspetti unico: «L’appartenenza forte e decisa di Gino Bartali ad Azione Cattolica deve darci una spinta in più. Persone come lui ci lasciano in eredità lo stile dell’accoglienza e del bene comune che Ac deve fare proprio, ogni giorno di più».

Luca Mauro