Diaconi

Candidati al Diaconato

Quattro nuovi candidati al diaconato permanente:
“impariamo il servizio di comunione a favore della Chiesa”

A distanza di 5 anni dalle ultime ordinazioni di diaconi permanenti nella Diocesi di Ventimiglia – San Remo, domenica 17 settembre scorso Mons. Antonio Suetta ha ammesso al diaconato permanente quattro nuovi candidati. Si tratta di Antonio Martini (59 anni), Henricus Otten (65 anni), Edoardo Racco (68 anni) e Alessandro Scaccianoce (40 anni). I candidati hanno già iniziato da diverso tempo il percorso di formazione e discernimento per questo specifico grado del sacramento dell’Ordine che configura in modo particolare a servire il popolo di Dio negli ambiti della liturgia, della Parola e della carità. Insieme a loro, hanno prestato il consenso alla prosecuzione del cammino di formazione anche le mogli dei candidati coniugati.

L’ascrizione tra i candidati al diaconato rappresenta un primo riconoscimento ufficiale dei segni della vocazione e della serietà dell’impegno profuso, che dovranno essere confermati nella prosecuzione della formazione, in vista dell’ordinazione. “La vita è come un viaggio – ha detto il Vescovo Suetta – ma è importante sapere verso quale meta ci incamminiamo e con chi camminiamo. La vocazione è avere presente proprio questo orientamento della nostra vita come risposta ad una Persona che ci ha chiamati e ci invita a camminare verso di Lui e con Lui”.
Il Diaconato era un’istituzione molto diffusa nella Chiesa primitiva, presso la quale uomini generosi e pieni di Spirito Santo si dedicavano al servizio della comunità ecclesiale, in aiuto del ministero degli Apostoli. Il Concilio Vaticano II ha ribadito l’opportunità che il diaconato potesse «essere restaurato come grado proprio e permanente della gerarchia, (ed) essere conferito a uomini di età matura, anche sposati, così pure a giovani idonei, per i quali però deve rimanere in vigore la legge del celibato». Negli ultimi decenni il diaconato permanente ha conosciuto un forte impulso e ha prodotto frutti promettenti, a vantaggio dell’urgente opera missionaria della nuova evangelizzazione.

Nella Diocesi di Ventimiglia – San Remo sono attualmente 15 i diaconi permanenti, impegnati negli ambiti della carità, della pastorale del lavoro, dei problemi sociali e delle missioni, altri svolgono il loro ministero nelle parrocchie di riferimento.
Personalmente, utilizzando la metafora del matrimonio, ho vissuto il rito di ammissione come il mio “fidanzamento ufficiale” con la Chiesa, un’immagine che esprime il desiderio di unione con il Signore Gesù e con la comunità dei fratelli. Ha sempre suscitato in me grande attrazione la figura del ministero diaconale. Da piccolo ero incuriosito da questi uomini, professionisti, talvolta anche padri di famiglia, che affiancavano il sacerdote nella liturgia, che presiedevano incontri di formazione e predicavano il Vangelo. L’ascolto della loro appassionata testimonianza, del loro incontro col Signore nella vita di tutti i giorni e della decisione di servirlo in questa forma nuova e antica, ha lasciato in me un segno profondo.

Come insegna la Chiesa, i diaconi sono chiamati ad essere “servi della comunione”, edificando ponti efficaci tra il popolo di Dio e i suoi pastori: per la loro naturale vicinanza ai fedeli laici, pienamente immersi nel tessuto sociale ove la gente quotidianamente vive e lavora, i diaconi possono essere una presenza che ascolta e si fa prossima e, attraverso la loro appartenenza al clero, possono farsi portavoce dei bisogni e delle speranze delle persone del nostro tempo.

“La nostra Chiesa – ha detto Mons. Suetta, facendo sue le parole del rito dell’ammissione – accoglie con gioia il vostro proposito. Dio porti a compimento l’opera che ha iniziato in voi”.

di Alessandro Scaccianoce