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Cristo risuscitato da morte, più non muore. Gli auguri del Vescovo Antonio

PASQUA DI RISURREZIONE 2022

“Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6, 9)

Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,
Presbiteri e Diaconi,
Religiosi e Religiose,
Seminaristi e Fedeli tutti,

ancora nella fatica di uscire dalla stanchezza della pandemia e delle sue molteplici conseguenze, celebriamo questa Pasqua con tanta preoccupazione e con la tristezza della guerra nel cuore.

L’annuncio gioioso che Cristo ha sconfitto la morte porta tanta luce nell’anima e offre la vera consolazione della speranza cristiana.

Occorre notare il particolare evidenziato dall’apostolo Paolo che Cristo, risorto dai morti
non muore più. Significa che egli non è tornato alla vita di prima, come ad esempio Lazzaro, ma ha
davvero distrutto il potere della morte, donando a chi crede in lui di non soccombere più alla forza e
all’angoscia del male. L’esperienza della risurrezione non è provvisoria e neppure reversibile come
è invece accaduto per Lazzaro e come potremmo essere tentati di pensare anche noi, magari
accontentandoci di ritornare alla vita che conosciamo.

La risurrezione è forma di vita nuova e definitiva, di cui anche noi abbiamo ricevuto la
caparra e il pegno essendo rinati con Cristo nel Battesimo. Ciò comporta la possibilità di
un’esistenza diversa, segnata non più dalla schiavitù della morte, ma dalla vera libertà e dalla sicura
speranza. La vita dei rinati nel Battesimo non è più fermentata dal lievito di perversità e di malizia,
ma da azzimi di sincerità e di verità (cfr. 1 Cor 5, 8).

Concretamente si traduce per noi credenti in una lieta e generosa risposta alla chiamata alla santità della vita. “Fare Pasqua” – come diciamo comunemente – significa questo.
Rinnovo, a me stesso e a tutti, l’invito ad accostarsi al Sacramento della Penitenza in maniera profonda e ben preparata; esso ci chiede fondamentalmente tre cose: il dolore per il peccato, la confessione delle colpe commesse e un percorso di cambiamento di sé.
Impegniamoci a dare densità e consistenza a questi atti non limitandoci alla recita dell’atto di dolore, all’elenco dei soliti peccati e alla “penitenza” imposta dal sacerdote.

La liturgia della Chiesa ci insegna a chiedere “spatium verae et fructuosae paenitentiae” intendendo un’estensione nel tempo e nello svolgersi della vita di tutto quel cammino che ci conduce a lasciarci liberare da Cristo. Prepariamo bene e per tempo la nostra confessione e consideriamo quali debbano essere il discernimento e le decisioni che un vero e rinnovato incontro con Cristo possono produrre in noi e a noi richiedere.

Usiamo bene tutto il tempo pasquale per entrare intensamente nei misteri della fede facendoli diventare vita della nostra vita.

Quello che chiediamo per noi lo cerchiamo anche per il mondo: non basti che cessi la pandemia o si spengano le guerre. All’umanità serve un cuore nuovo, una luce di vera sapienza e il coraggio di orientarsi a Cristo perché “al di fuori del suo nome non c’è salvezza” (cfr. At 4, 12).

Con questa preghiera per noi, per la Chiesa e per il mondo auguro a tutti Buona Pasqua e benedico di cuore.

Sanremo, 14 aprile 2022,
Giovedì Santo

+ Antonio Suetta
Vescovo di Ventimiglia – San Remo

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