Carità

Da cosa fuggono i migranti?

Il 3 ottobre si è celebrata per la prima volta la giornata nazionale per le vittime dell’immigrazione, indetta dal Parlamento italiano a seguito del terribile naufragio di 3 anni fa nei pressi di Lampedusa. La nostra diocesi, coinvolta in modo significativo dal transito di migliaia di rifugiati, ha organizzato un momento di preghiera e di riflessione, inserendolo nell’ambito dell’undicesima edizione dell’Ottobre di pace. Presso la chiesa di Sant’Antonio di Ventimiglia don Rito ha iniziato la serata con la lettura della parabola del buon Samaritano, in sintonia con la solidarietà che tante persone stanno dimostrando in favore dei rifugiati che ricevono aiuto e che ci consentono anche di osservare
il mondo con i loro occhi. E’ quindi intervenuta Bruna Sironi, cooperante, esperta di Sudan e Corno D’Africa, inviata a Nairobi per «Nigrizia», il mensile dei missionari comboniani. La dottoressa Sironi ha denunciato innanzituto la mancanza di libertà religiosa. In Eritrea, ad esempio, non sono ammesse le confessioni evangeliche e vi sono pastori imprigionati. Il capo della Chiesa ortodossa è imposto dal governo e quello «autonomo» è stato rimosso ed è sparito anni fa. I seminaristi cattolici devono fare il servizio militare. In Sudan non si possono costruire nuove chiese, preti e pastori vengono ripetutamente imprigionati, accusati di spionaggio e i visti sono difficilissimi da ottenere. Sono impedite o fortemente limitate e condizionate la libertà di associazione e di stampa. In Sudan sono in corso azioni di guerra, con distruzione di villaggi e pesanti attacchi ai civili. Proprio in questi giorni Amnesty International ha denunciato l’uso di armi chimiche in Darfur. Si tratta inoltre di paesi corrotti, dove le reti dei trafficanti di uomini operano con la complicità delle autorità e degli eserciti locali, anche
per il commercio di armi. L’Europa ha siglato con il Sudan il protocollo di Khartoum per la gestione dei flussi migratori, che prevede ingenti finanziamenti per interventi di sviluppo e di controllo alle frontiere. L’Italia ha siglato un accordo con la polizia sudanese che, a fine agosto, ha portato al rimpatrio forzato di 48 persone da Ventimiglia. Poco rosee le prospettive di una riduzione dei flussi migratori nel prossimo futuro. In Etiopia, da mesi vi sono proteste e dimostrazioni pacifiche in alcune aree del paese, nel Sudan del Sud, a causa della guerra civile scappano anche le comunità eritrea, somala, etiopica, dall’Egitto si emigra per la repressione delle proteste e della grave crisi economica.
E’ dunque fondamentale sostenere il cambiamento delle politiche europee per rafforzare le società civili di questi paesi, con l’obiettivo di promuovere evoluzioni positive.

Ventimiglia, 10 ottobre 2016