Dialogo

Giorno della Memoria

Martedì 26 gennaio alle ore 21, presso il teatro del casinò di Sanremo, si è tenuto un interessante incontro organizzato dalla nostra diocesi, in occasione del «Giorno della Memoria», ricorrenza internazionale designata il 1° novembre 2005 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, per la commemorazione delle vittime della «Shoah»: il 27 gennaio 1945, infatti, le truppe sovietiche arrivarono per prime presso la città polacca di Auschwitz, scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti. «La Shoa e la Chiesa: dalla conversione alla scoperta dell’alterità», questo il tema della serata che ha visto moderatore il giornalista Giorgio Fornoni e relatori il professor Alberto Melloni, studioso di storia del cristianesimo e docente universitario, e la professoressa Clelia Piperno, docente universitario e presidente del consorzio «progetto traduzione Talmud babilonese».

Presente, oltre alle autorità, il vescovo Suetta che ha desiderato e vissuto con profonda partecipazione questa serata. La serata è iniziata con la proiezione del filmato intitolato Ad Auschwitz c’era la neve di Giorgio Fornoni, che ha mostrato alcune riprese d’epoca dei luoghi del campo di sterminio polacco, intervallate dalla testimonianza di Nedo Fiano, scrittore italiano, sopravvissuto alla deportazione nazista nel campo di concentramento. Il concetto sicuramente più toccante che è emerso dalle parole di Fiano è che non esiste alcuna possibilità per chi non ha vissuto direttamente quella terribile esperienza di capirne anche solo per un istante la brutalità. Un assunto ripreso dal professor Melloni che si è servito del versetto 12 del primo capitolo del libro dell’Apocalisse: «Io mi voltai per vedere la voce che aveva parlato con me».

Impossibile vedere una voce, come impossibile, forse anche per i diretti testimoni, rivivere quello strazio. Fu infatti molto difficile comprendere la situazione dagli stessi contemporanei. Primo Levi, autore del libro Se questo è un uomo, scritto nel 1945 e pubblicato da Einaudi solo nel 1958, dopo due precedenti rifiuti, viene addirittura definito da alcuni come vittima del suo stesso racconto. La profesoressa Clelia Piperno ha condiviso una testimonianza personale e toccante. «Grazie dell’invito – ha esordito la docente – intervenire è per me di grande difficoltà, infatti è la prima volta che lo faccio, perchè la mia famiglia è stata falciata dalla Shoah. Le leggi razziali che sono state accolte in Italia hanno posto la premessa alle deportazioni e a quanto di terribile ne è seguito.

Nella mia esperienza ho deciso di professare la mia fede nella vita e ho sempre lavorato pensando che il perno della nostra costituzione sia l’articolo secondo, in cui viene esplicitato il concetto di uguaglianza, che non è solo riconoscimento di pari diritti, ma anche di pari condizioni per avvalersi dei diritti». Nel corso della serata sono stati eseguiti dal maestro Marco Prevosto di Sanremo, cinque brani musicali di Erwin Schulhoff, compositore e pianista cecoslovacco, morto di tisi nell’agosto 1942 all’interno del lagher di Weißenburg, in Baviera.