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I riti del Venerdì Santo con il vescovo

Alle ore 18 di Venerdì Santo il vescovo ha presieduto nella basilica concattedrale di San Siro in Sanremo la solenne azione liturgica nella passione del Signore.
Durante l’omelia ha ricordato che Gesù è crocifisso come un malfattore. Il vangelo nomina Barabba, brigante, che cercava la libertà attraverso la violenza e la sopraffazione. La logica di Gesù è apparentemente perdente. Nella prima letera ai Corinti l’apostolo Paolo scrive: «noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani».
La sostituzione di Gesù con Barabba nella condanna a morte è singolare. Il nome di Barabba significa letteralmente «figlio del padre» e Gesù è stato condannato nella perfetta legalità ma nell’assoluta ingiustizia perché si diceva foglio di Dio. «Gesù spoglio se stesso». L’innocente è condannato e Barabba il brigante viene restituito alla libertà.
Ma stasera non è una sconfitta: è la vittoria della croce. C’è un’espressione detta con superficialità da Pilato ma per noi densa di fede: «ecco l’uomo». Noi guardando a Gesù crocifisso, comprendiamo che quella è l’immagine vera dell’umanità.
Spunta al calvario Nicodemo. Egli rappresenta tutti, la timidezza di fronte alla fede. Gesù gli aveva detto una notte: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui». Nicodemo ha compreso meglio al calvario quelle parole di Gesù e ha deciso meglio per tutta la sua vita: e anche per noi può essere così.

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