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La lectio sulla Maddalena

Si è tenuta ieri sera nell’Oratorio dell’Immacolata Concezione di Sanremo l’ormai consueto appuntamento con la Parola di Dio guidato dal vescovo. Al centro delle riflessioni la figura di Maria di Magdala, prima testimone del Risorto. Ecco alcuni stralci della meditazione di monsignor Suetta.
«Maria di Magdala, come l’innamorata del Cantico dei Cantici, è la donna che cerca «colui che amo con tutta l’anima»; per questo Gesù premia la sua perseveranza e fa di lei la prima annunciatrice della Risurrezione: «apostola degli apostoli».
Ritorna nuovamente la domanda iniziale della prima lectio: «Chi cerchi?».
Indicazione di un itinerario da compiere, guidato non da evidenti certezze, ma fatto piuttosto di piccoli segni di prossimità che il Signore dona a chi lo cerca con occhi di fede.
La lectio dello scorso venerdì si è così sviluppata sul tema dell’amore che nasce nel cuore di chi ha incontrato Gesù e ne è stato toccato: i segni della Passione possono parlare però solo ad un cuore innamorato. La Chiesa – ricorda il vescovo Antonio citando il papa – deve essere come un «ospedale da campo» capace di curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli.
Una canzone di Niccolò Fabi: «Attesa ed inaspettata arriva la seconda vita» testimonia che è possibile attendere ed accogliere l’impossibile, per interrogarci sulla nostra speranza e disponibilità a seguire l’invito del Risorto a non avere paura. «Pasqua non è un cambiamento che avviene come per magia, ma un evento inaspettato e gratuito che trasfigura l’esistenza». Ma non dobbiamo dimenticare che «la risurrezione sboccia dal sacrificio di una vita che accoglie la logica del seme che muore».
Maria è una donna che vive un amore perseverante, una donna «che ha molto amato» e diventa perciò testimone credibile perché si sente riconosciuta ed amata da quell’uomo che la chiama per nome: «Maria!».
La Maddalena rappresenta tutti noi, la Chiesa che sa riconoscere il suo Signore e vincere tutte le paure che pesano come il macigno del sepolcro. «Maria ha sentito pronunciare il suo nome e le è bastato voltarsi verso di lui per vederlo. Ma non è facile voltarsi. Spesso sembra più semplice rimanere paralizzati nella sofferenza che lasciarsi liberare dalla risurrezione».
Voltarsi significa convertirsi. Possiamo incontrare Gesù solo se lo cerchiamo con perseveranza e sappiamo ascoltare quella voce inconfondibile che pronuncia il nostro nome con misericordia e tenerezza infinita.

Antonio Garibaldi

Sanremo, 9 aprile 2016

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