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La veglia di preghiera

Il prossimo venerdì 15 aprile alle ore 21, presso la chiesa cattedrale in Ventimiglia, si terrà l’incontro annuale, che riunisce la Chiesa particolare per la veglia vocazionale.
Un momento in cui tutti i cristiani, in particolare i giovani, possono approfondire il rapporto con la fede e, di conseguenza, decidere in che modo rispondere alla chiamata che il Signore ha posto nel cuore di ciascuno fin dalla creazione. È giusto parlare di creazione perché la vocazione è il modo scelto da Dio e che lui ci propone in maniera tenera e paterna, perché noi possiamo per sempre essere felici camminando insieme a lui, ad iniziare dalla vita su questa terra nella quale siamo già chiamati a essere santi compiendo il bene in pace con noi stessi e con i fratelli. La vocazione è certamente la particolare sensibilità, il trasporto che una persona prova verso un certo tipo di vita e corrisponde quindi a realizzarsi, a essere felici: qualcuno nel formare una buona famiglia, qualcun altro nel dare il proprio contributo professionale restando nel celibato, altri nell’aderire a un ideale religioso in un percorso particolare iniziato da figure carismatiche che hanno costellato i secoli della Chiesa, altri ancora nel rendersi disponibili per divenire parte del presbiterio diocesano. Papa Francesco esprime nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium l’universalità di questo incontro: «Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo» e usa le parole di Paolo VI per ribadire al mondo che «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore».
La vocazione si manifesta allora nella Chiesa come risposta: se infatti il termine «vocazione» corrisponde al latino «vocatio», quindi al verbo «chiamare», essa si manifesta quando viene data una risposta alla chiamata del Signore sulla scia dei segni che egli manda. Segni che sono essenzialmente i fatti tra i quali è calata la nostra vita che si deve adeguare ma anche, se non soprattutto, gli atti che scegliamo di compiere. Fatti che spesso ci rimandano a incontri: «insieme a Gesù, la memoria ci fa presente alcune persone che hanno inciso in modo speciale per far germogliare la nostra gioia credente». Tra queste vi sono anche coloro che aiutano nella direzione spirituale, nell’affrontare cioè le scelte della vita con visione cristiana. Quando i giovani sentono parlare di vocazione spesso provano paura come fosse una cosa riservata a un gruppo di persone delle quali non si sentono assolutamente parte, oppure a persone che tendono a sistemarsi in maniera tranquilla, talvolta addirittura a persone poco dotate. E spesso si dimenticano che il Signore è venuto per rinnovare e, chiamando alla conversione, fare letteralmente risorgere alcune esistenze che sembravano segnate per sempre da delusione e sconforto: rispondendo a Zaccheo Gesù afferma che «il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che
era perduto».
La vocazione
è il dono d’amore che il
Signore ci ha consegnato,
perché solo chi ci ama ci
vuole veramente felici. Se si
pensa a quanto un genitore
è realizzato quando il figlio
è felice della propria vita,
allora si può pensare come
Dio si compiace ancor più
che i suoi figli siano felici
per l’intera esistenza, e
anche oltre. Sentendo
parlare del dono è
immediato il riferimento
alla gratuità: riceviamo
gratis qualche cosa che ci
viene donato da chi ci
vuole bene e
corrispondiamo a questo
amore con gli occhi pieni
di gratitudine. «La
comunità evangelizzatrice
sa andare incontro, cercare
i lontani e arrivare agli
incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia» perché l’ha sperimentata. Il Papa ci invita allora a esprimere la nostra gratitudine nell’offrire la misericordia, nel perpetuare il dono del Signore che viene vissuto nell’offerta delle nostre vite. Sono questo slancio e questa consapevolezza che riescono a fare si che ci si doni con gioia come il Signore vuole, che emerga la carità anche nelle rinunce dei padri e delle madri, dei sacerdoti e di chi si prepara a questo cammino che dietro alla salita ardua di una vita offerta cela la gioia di un abbraccio senza fine.

Sueli Fornoni

Bordighera, 13 aprile 2016

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