Cultura

La prima di… PerCorso

È stato un incontro a due voci, quella del vescovo diocesano Antonio Suetta e quella del professor Vittorio Lanteri Laura, docente di storia presso il seminario vescovile, a far riprendere il cammino di «PerCorso», la scuola di formazione alla vita cristiana nella politica, che martedì 16 novembre ha iniziato la lettura e l’analisi della dottrina sociale della Chiesa con la presentazione e la riscoperta dell’enciclica di Leone XIII «Rerum Novarum».

Un incontro che ha parlato del passato e del presente, attraverso i due relatori, ma con l’idea di indicare per il futuro alcune immutabili linee di condotta e di ispirazione per il ruolo dei cattolici laici attivi nell’impegno civile.

Riguardo al passato con la relazione del professor Lanteri che ha illustrato il contesto storico che portò papa Lecci a pensare ed elaborare la prima enciclica sociale con la quale si realizzò una svolta nella Chiesa cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale. La seconda parte della relazione di Lanteri ha esaminato lo schema della «Rerum Novarum» elencando le questioni più spinose, come quella del salario agli operai, che il papa seppe descrivere proponendo soluzioni illuminate, mentre la parte conclusiva ha descritto, in un interessante confronto con la figura di Charles Peguy, come nel mondo cattolico si percepissero le medesime sensazioni, speranze e preoccupazioni descritte dall’enciclica.

Una lettura invece orientata al presente è stata offerta dalla relazione di monsignor Suetta, che ha rimarcato l’attenzione all’assunzione di responsabilità che la dottrina sociale, fin dal suo inizio, ha posto al mondo cristiano: «Le ingiustizie nel mondo ci sono, noi dobbiamo fare tutto del nostro per sanarle: la Rivelazione ci mostra questo fin dal suo principio con la storia di Caino e Abele, dove il ricco, il primogenito, se la prende con il più debole. E quello che la dottrina dell’enciclica propone non è una rivoluzione violenta di ribaltamento delle classi sociali, ma un’educazione delle persone e delle strutture associative che scaturisca dall’amore trinitario e renda ogni persona custode dei suoi fratelli, soprattutto in base alle proprie disponibilità e responsabilità».