Carità

L’incontro sui rifugiati

Lo scorso mercoledì, nel salone della Parrocchia di San Nicola da Tolentino a Ventimiglia, si è tenuta un’assemblea pubblica sui problemi dei migranti con la presenza dell’avvocato Alessandra Ballerini esperta di queste problematiche.
Presenti molte delle associazioni e dei singoli che compongono quella “rete” che si è andata formando già a partire dall’emergenza dello scorso anno quando, dopo i primi massicci arrivi, le autorità competenti avevano preso la decisione di organizzare un Centro di accoglienza nei locali adiacenti la stazione ferroviaria. Ora la situazione è cambiata per la decisione di chiudere la struttura ed ancora di più per l’aumento delle presenze di profughi che cercano di entrare in Francia per arrivare in altri paesi europei.
All’incontro erano anche presenti il Vescovo mons. Suetta, Maurizio Marmo e Achille Grassi per la Caritas, oltre a sindacati, associazioni diverse e privati cittadini.
Questa è una sintesi dell’incontro, in modo particolare di quanto ci ha detto la Ballerini. Ci scusiamo per eventuali imprecisioni.
La situazione non cambiata da quando, proprio nei mesi dell’emergenza del 2015, la dottoressa Ballerini era venuta per suggerire il modo migliore di aiutare i migranti. Solo che la prospettiva è nuova proprio per la necessità di reperire strutture capaci di accogliere, almeno nel loro passaggio, tutte quelle persone che restano “bloccate” alla frontiera.
La Caritas ha visto, in questi mesi il passaggio di molte persone: oltre tremila quelle incontrate, la maggior parte provenienti da Paesi che vivono situazioni di guerra. Molti sono, ad esempio i sudanesi che scappano dal conflitto del Darfour. Vero è che non sono solo persone che fuggono da conflitti conclamati come anche i siriani e gli eritrei. Sono molte e diverse le realtà che causano questo esodo e resta quindi importante capire il perché. Il blocco del confine francese crea naturalmente una situazione di stallo dalla quale non si vede, per ora, via d’uscita.
Secondo la Ballerini a Ventimiglia si è sviluppato un movimento che si sforza di realizzare il bene di queste persone, sapendo che il loro bene coincide anche con quello dei migranti. Infatti le energie scese in campo si sforzano di creare un clima più sereno pur in un’emergenza tanto grave. Potremo guardare ad altri luoghi nei quali invece si vive una contrapposizione fra i profughi e le popolazioni coinvolte dal loro passaggio.
Occorre subito dire che coloro che vengono dalla Libia sono costretti, dopo aver subito violenze e violazioni, a salire su autentiche carrette del mare, sapendo che spesso il loro viaggio avrà un esito drammatico: il 15 % dei profughi periscono nella traversata. Quando giungono hanno diritto all’asilo perché arrivano da paesi in guerra ma; a Lampedusa, dove vengono ammucchiati in condiziono indicibili, tutti insieme (adulti e minori), in autentiche gabbie e per periodi troppo lunghi non è possibile chiedere asilo! Chi sbarca sull’isola è considerato clandestino (perché il reato di clandestinità esiste ancora), quindi irregolare; poi si decide che tipo di clandestino è con metodi palesemente ingiusti. Un esempio chiaro è il fatto che tutti i minori sono registrati come nati il 1° gennaio 1997: così si possono considerare maggiorenni ed espellerli.
Le regole europee prevedono che il profugo debba richiedere aiuto là dove sbarca. Sappiamo che la maggior parte di loro arriva in Italia, ma quasi sempre con il legittimo desiderio di andare a ricongiungersi con parenti che vivono in altri stati. Purtroppo le procedure di richiesta asilo da noi possono richiedere anche due anni! Per fare un esempio negli altri paesi europei quando arriva un siriano ottiene subito asilo. Inoltre tutti i migranti sono inseriti da subito in programmi si alfabetizzazione. E si potrebbe andare avanti.
Comunque dal punto di vista pratico il nostro compito è spiegare chiaramente a queste persone quali cose sono praticabili e quali no: quali siano i sogni realizzabili e quelli impossibili…
In Italia le persone entrano in modo illegale… perché mancano le regole per entrare in modo legale. Infatti nel nostro Paese non si può entrare per motivi di asilo.
Eppure: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Costituzione della Repubblica Italiana art. 10 c. 3
Molte persone quindi sono bollate come irregolari loro malgrado, considerati migranti economici anche se la realtà è ben diversa. Occorre quindi dare tutela giuridica a persone che sono colpite da decreti di espulsione o altro.
Si dovrebbe poi aprire un capitolo per dire in quali condizioni arrivino queste persone elo sa bene chi lavora con loro. Sbarcati ed identificati vengono costretti ad uscire dal paese in sette giorni per tornare al paese di provenienza sono costretti a mendicare un aiuto che viene dalla Chiesa o da altre associazioni.
La nostra azione permette di fare ricorso per ottenere un permesso di soggiorno, sapendo però che questo on dà il diritto di recarsi all’estero, poiché riconosce lo stato di rifugiato: ma solo per l’Italia.
Possiamo rendere efficace questa rete e collaborare mettendo in relazione tutte le energie con coloro che, ottenuto il permesso di soggiorno, vogliono collaborare sul territorio.
La nostra proposta è quella di offrire un accompagnamento che dia a queste persone la consulenza necessaria per percorrere strade che, certo, sono tortuose e lunghe, ma che permettono di rispondere al loro bisogno.
Quindi è necessario in primo luogo spiegare ai migranti le procedure da seguire per ottenere il riconoscimento dei loro diritti.
Assisterli poi dal punto di vista sanitario al momento del loro arrivo: si è verificato quanto sia grave il problema di reperire medicinali idonei alle effettive necessità di coloro che soffrono di patologie anche banali ma non possono essere curati. Un appello ai medici ed ai farmacisti disponibili a collaborare.
Inoltre si segnala la necessità di una mediazione culturale che passa anche attraverso l’insegnamento della lingua.
Attuare quelle strategie di collaborazione, in specie con i sindacati, che permettano di creare opportunità di lavoro per coloro che restano sul territorio, sapendo che il lavoro dà dignità alle persone.
Dobbiamo cogliere l’emergenza come un’occasione di crescita per costruire qualcosa di più duraturo.

Ventimiglia può diventare un modello di accoglienza che realizzi anche una riflessione su quello che stiamo vivendo. Infatti il problema della “transitorietà “, cioè di una accoglienza volta a favorire il passaggio ad un paese ed una situazione diversa.
Le forme di accoglienza non necessariamente infrangono le leggi. Non è un reato aiutare le persone a vivere da uomini. Non mettiamo le persone che arrivano qui in condizioni di giocare la legge. Se poi, informate sulle possibili conseguenze, vogliono violare la legge correndo il rischio personale…. Noi dobbiamo mettere a disposizione il nostro aiuto per consentire che facciano delle scelte consapevoli, partendo innanzitutto dalla possibilità di fare ricorso.
Sappiamo che ci sono alcuni canali legali, prima di violare i confini. Se qualcuno ha un parente in Francia, ad esempio, che si metta in condizione di potersi recare là. Certo i tempi saranno lunghi e non è detto che tutto si concretizzerà.
Cadranno i muri?
La discussione ed il confronto si sono poi conclusi con un intervento del Vescovo che ha ricordato le iniziative messe in atto dalla Diocesi per venire incontro ai bisogni dei migranti, prima fra tutte l’accoglienza di una ventina di giovani africani nel Seminario di Bordighera.

Antonio Garibaldi

Ventimiglia, 3 giugno 2016