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Omelia Ordinazione Presbiterale di don Mirko Belloli

Nei prossimi giorni saranno pubblicati su questo sito il video integrale dell’Ordinazione presbiterale e il servizio fotografico completo. Di seguito ecco invece l’omelia pronunciata dal Vescovo Antonio.


Chiesa Cattedrale – Ventimiglia – 26 marzo 2022

Carissimi Confratelli Presbiteri e Diaconi, Seminaristi e Fedeli tutti,

una gioiosa occasione di grazia ci vede raccolti in questa Chiesa Cattedrale: l’Ordinazione presbiterale del diacono don Mirko Belloli.

I testi biblici appena proclamati conducono a scegliere una sintetica ed efficace definizione del cammino vocazionale di questo fratello: “abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16).

La chiamata di Dio esercita per il credente un fascino irresistibile, indipendente da prospettive di successo o di gloria mondana e più forte di ogni avversità, come testimonia il profeta Geremia: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; … Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20, 7.9).

Il cammino vocazionale, come quello della vita, incrocia molteplici passaggi, in cui proposte, miraggi di realizzazione umana, fatiche e tentazioni, potrebbero distogliere dalla méta, cui il Signore chiama; ed effettivamente siamo sempre esposti al rischio drammatico della fragilità umana, che spesso, proprio riconoscendosi assetata di bene e di felicità, si affanna a cercare ristoro e pace in “cisterne screpolate, che non tengono l’acqua, abbandonando colui che è sorgente di acqua viva” (cfr. Ger 2,13).

Carissimo don Mirko, oggi tu, prima di tutto, rendi grazie al Signore perché questo non si è verificato nella tua esperienza di fede e di sequela, nonostante non siamo mancate occasioni in cui la tentazione avrebbe potuto indurti a dubitare della fedeltà di Dio e del suo amore; non sono mancate le prove, non sono mancati momenti e circostanze in cui chiedersi se ne valesse davvero la pena, e la grazia del Signore ti ha sostenuto affinché tu non cedessi, ma, anzi, potessi diventare testimone e strumento della misericordia divina.

La Provvidenza ti ha sorretto donandoti un carattere forte, a tratti quasi ostinato, e ponendoti accanto persone buone, pazienti, fiduciose e capaci di attesa.

Con l’Ordinazione presbiterale nulla cambierà prodigiosamente, sarai però coinvolto nell’incessante lavorio della grazia e dovrai permettere al Signore di agire in te e mediante la tua sensibilità, il tuo impegno e persino i tuoi limiti: lo potrai fare nella preghiera, nella fiducia, nell’umile fedeltà di chi quotidianamente riparte e si affida.

Vedrai che si invertiranno spesso le parti e così troverai persone con un carattere forte, a tratti quasi ostinato, oppure spossate dalla fatica e incapaci di riconoscere il bene (cfr. Ger 17,6); le troverai non soltanto tra i più lontani dal contesto ecclesiale, ma dentro, tra i fedeli, tra i confratelli e pure tra i superiori, e tu dovrai essere buono, paziente, fiducioso e capace di attesa.

Perdonato, perdonerai; aiutato, aiuterai; compreso, comprenderai; amato, amerai anche tu.

Abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16); ecco perché Dio non ci sceglie perché migliori degli altri, ma con il solo criterio di consegnarci alla potenza della sua misericordia.

Consolato, consolerai, come hai scritto nell’annuncio della tua ordinazione citando il profeta Isaia: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati” (40,1-2).

Dovrai anche gridare: non perché il nervosismo o la stizza prendono il sopravvento, ma piuttosto per l’indurimento dei cuori provocato dalla sofferenza e dallo smarrimento di Dio. Ci sono infatti strade sbagliate che portano così lontano quasi da non riconoscere più la bontà di una voce amica, e ci sono sofferenze così atroci da rendere sordo il cuore, paralizzato nella rabbia e impenetrabile per ogni gesto di affetto. E tu, proprio per averlo sperimentato, sarai testimone di un amore che non si arrende mai, né di fronte al rifiuto né di fronte al tradimento e neppure di fronte alla morte. Sarai così amorevolmente insistente, nella consapevolezza del mistero della libertà umana, e dunque, più che confidare nelle tue intuizioni o nel tuo impegno, custodirai profondamente nella preghiera tutti coloro che ti sono affidati, a loro porgerai soprattutto i mezzi divini della salvezza: spezzerai il pane della Parola, donerai i sacramenti e offrirai la vita nella testimonianza della carità.

Abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16): ecco perché anche oggi, prima dell’imposizione delle mani, ancora sarai invitato a lasciare, come già hai fatto nell’ordinazione diaconale; avrai poco tempo e poche energie per te, dovendole donare al Signore per la tua missione e per i fratelli.

Infatti – dice Gesù – vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca” (Mt 19, 12). Non si capisce se il Padre non lo rivela, non si capisce se non lo si sperimenta; e tu ricordati che tutto ciò che avrai donato sarà tuo per sempre, mentre ciò che tratterrai nel maldestro e illusorio tentativo di garantirti anche una sponda umana di sicurezza, lo avrai perduto per sempre. Te lo dico con chiarezza, mentre lo ripeto a me e agli altri confratelli, perché Cristo ha voluto così i suoi apostoli e perché sono convinto che solo così sarà fecondo il nostro lavoro.

Abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16): ecco perché ancora dovrai gridare contro il male e contro l’errore. Non cadere mai, con l’aiuto di Dio, nella trappola di essere forte con i deboli e pavido nella difesa dei piccoli contro i potenti di questo mondo: con loro non fare accordi, non fare pace e “non accettare doni, perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti” (Es 23,8). Per gridare contro di loro non servirà alzare la voce o adottare le espressioni della potenza mondana; basterà dire sempre, chiaramente e davanti a chiunque la verità. Ricorda le parole di Gesù nella preghiera sacerdotale: “Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17, 17-19). E se per questo sarai perseguitato, rallegratene, sapendo che “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1 Cor 1,25), o come ha ricordato la seconda lettura “E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi!” (cfr. 1 Pt 3, 13-14).

Abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16); ricorda perciò, come è stato proclamato nella prima lettura, che il Signore “vuole l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più che gli olocausti” (cfr.  Os 6,6), sarai così un buon prete, un prete felice se ti spenderai solamente per la salvezza e la gioia dei tuoi fratelli, come ancora ha ricordato l’apostolo Pietro: “siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili” (1 Pt 3, 8).

Carissimo don Mirko, persevera, con la grazia di Dio, nello slancio di questo giorno e nella sequela di Gesù, confidando sempre in lui, che ti ha chiamato senza tuoi meriti e ti ha scelto per essere suo amico. Prendi a modello lo stile del Maestro, venuto per dare la vita e non per essere servito: in questo consiste l’amore più grande (cfr. Gv 15, 13).

Per rimanere in questo amore osserva i comandamenti di Dio e insegna agli uomini a fare altrettanto: sarà questa la tua vera grandezza nel regno dei cieli (cfr. Mt 5,19).

Carissimi Confratelli e Fedeli, continuiamo a pregare per don Mirko e per tutti noi affinché il Signore ci custodisca nel suo amore e ci preservi “dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita” (1 Gv 2,16); preghiamo per la pace del mondo e dei cuori: i gravi sconvolgimenti di questi tempi ci riconducano alla sapienza di Dio per un autentico discernimento.

Preghiamo per le vocazioni affinché il Signore non faccia mancare alla sua Chiesa i sacri ministri, affinché conceda loro la santità della vita e il dono della perseveranza.

Preghiamo per la nostra Chiesa di Ventimiglia – San Remo perché il Signore la conservi unita, la faccia crescere nell’amore e nella fede e la renda per tutti casa accogliente dove trovare la salvezza di Dio e la grazia della fraternità.

+ Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia – San Remo