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Omelia per San Siro

Martedì 7 luglio mons. Antonio Suetta ha presieduto nella concattedrale di San Siro la santa messa solenne in onore del santo co-patrono della diocesi. Nonostante le restrizioni sanitarie che impongono di vivere in maniera esteriormente dimessa rispetto al solito la festa sempre desiderata dalla comunità di Sanremo, il vescovo ha sottolineato nella sua omelia, tracciando il ritratto del san Siro, l’atteggiamento di gioia interiore che non può mai scomparire dalla vita cristiana:

<Il tempo che viviamo noi oggi nelle sue qualità più essenziali e più profonde non è così diverso da quello che ha vissuto san Siro qui in terra matuziana> ha esordito Suetta. <Eravamo nel quarto secolo, in una situazione di oggettiva fatica perchè l’impero romano, che aveva garantito la sicurezza si stava ormai sgretolando e la paura dell’invasione dei barbari e della imminente guerra rendevano la vita triste. E anche l’evangelizzazione risultava più difficile. S

an Siro arriva qui giovane diacono: e fin dall’inizio tutta la sua vita e il suo ministero saranno orientati per lo zelo e la cura delle anime a favore della vera fede. Come se nel suo cuore risuonassero di continuo le parole che abbiamo ascoltato oggi da San Paolo: “guai a me se non annunciassi il Vangelo”. A questa monizione pare evidente che San Siro abbia dedicato tutta la sua esistenza fino alla fine. In mezzo a tante difficoltà per lui, come per noi oggi, può essere sorto un interrogativo che vogliamo questa sera guardare in faccia, ovvero: “ne vale davvero la pena?”.

Questa domanda non è solo una tentazione inviata dal Maligno, ma anche un’occasione che il Signore può cogliere e trasformare in un’occasione, per illuminarci con la gioia di una risposta: quale gioia, quale capacità di contagio nel bene ha la nostra fede? Cosa vuol dire quindi essere davvero cristiani? E’ la stessa domanda che si saranno fatti anche gli apostoli, rimasti in undici, dopo il tradimento di Giuda. Vale la pena esporsi alle persecuzioni? Vale la pena affrontare i pericoli? E sia loro, che i santi successivi, come oggi San Siro, ci dicono di aver risposto a tutto questo di sì con la gioia della loro vita e del loro ministero: ne vale la pena.

Cominciamo a leggere questa risposta nella vita della Chiesa fin dagli Atti degli Apostoli – che non enfatizzano la comunità cristiana, ma ne descrivono con onestà i limiti che però non ne spegnevano la luminosa testimonianza seppur nella piccolo numero dei suoi membri>.

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