Cultura

Le Persecuzioni Cristiane

All’interno del ciclo di incontri del «Percorso 2016-2017», lunedì 5 dicembre si è tenuta a Sanremo presso la sala Giovanni Paolo II – monsignor Giacomo Barabino della curia diocesana, la conferenza del dottor Paolo Martinucci, psicopedagogista e studioso di storia locale e nazionale, sul tema della persecuzioni dei cristiani nella storia.
Il tema è stato sviluppato sviluppato in tre momenti: i cristiani e l’impero romano (50-380 d.c.), periodo particolarmente approfondito dal relatore, l’età della rivoluzione francese e del risorgimento italiano (1750-1874), la persecuzione messicana e la rivolta dei cristeros, la «cristiada», tra il 1926 e il 1929, per finire con il martirio cristiano durante la guerra civile spagnola dal 1936 al 1939.
Motivo comune a tutte le persecuzioni, uno Stato che vuole decidere e legiferare su ogni aspetto della vita umana, non concedendo altro pensiero e considerando nemico anche chi tale non è. Durante l’impero romano mai i cristiani pensarono di destabilizzarlo o ostacolarlo in alcuna forma.
Nello spirito del persecutore si risolvono le parole profetiche di Gesù: «Verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio» (Gv 15,27). Impressionanti le cifre dell’epoca moderna: nella sola guerra civile spagnola morirono 40 vescovi, oltre 4.000 sacerdoti, 3.000 religiosi e un numero non calcolabile di laici.
Ogni famiglia religiosa ha avuto i suoi martiri. Ne sono stati canonizzati oltre 2.000 negli ultimi 30 anni, ricostruendo così le storie di sofferenza e amore per la fede dove l’odium fidei era considerato motivo di onore, al punto che veniva ucciso anche chi solo per celio si vestiva da prete per una rappresentazione tra amici. Una lettura teologica della storia ci ricorda che la radice di questo male è, come insegna papa Francesco, l’odio verso la chiesa del principe di questo mondo e che il gran numero di cristiani nel mondo è il frutto dell’esempio dato dai martiri e non dalle nostre capacità di convincimento.
A questo odio da sempre il popolo di Dio ha contrapposto l’amore del martirio che, ricorda san Policarpo, «non va mai cercato ma se si presenta va accettato».
(C.P.)