Cultura

Percorso: Nel mondo ma non del mondo

Molto stimolante e ricca di spunti sui quali meditare la serata di «Percorso» di martedì 15 maggio, come di consueto tenutasi nella curia diocesana di Sanremo.
«Percorso», come è ormai noto ai più, è una «scuola» di dottrina sociale della Chiesa, che ogni anno affronta un tema o più temi legati all’attualità.

Quest’anno il filo conduttore dell’iniziativa, che vedrà il prossimo 12 giugno l’ultimo incontro dell’anno prima della sosta estiva, è stato un testo dell’antichità cristiana, datato secondo secolo dopo cristo:
«Lettera a Diogneto». L’opera illustra la condizione dei cristiani nel mondo e si struttura come la risposta alle domande che su di loro Diogneto, un pagano, pone all’autore.

L’intervento di Monica Canalis, consigliere PD del comune e della città metropolitana di Torino, senza neppur sapere che gli incontri di «Percorso» di quest’anno affrontassero temi tratti dalla «Lettera a Diogneto», è curiosamente iniziato con la citazione di un passo di quel testo: «I cristiani abitano ciascuno la propria patria, ma come stranieri residenti; a tutto partecipano attivamente come cittadini, e a tutto assistono passivamente come stranieri; ogni terra straniera è per loro patria, e ogni patria terra straniera. I cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo».

Passo in perfetta sintonia con il titolo della serata, introdotta e moderata dal dottor Paolo Picco, architetto esperto di trasporti, urbanistica e viabilità: «Dimorare la terra da cittadini del cielo – Come costruire la casa per vivere insieme?» «Da questo passo – ha esordito la Canalis – emerge che il cristiano è chiamato a non essere del mondo, ma al tempo stesso a non estraniarsi dal mondo. Il cristiano deve sentire come un dovere l’esercizio della propria cittadinanza e, in alcuni casi, l’accettazione della vocazione politica. Il cristiano che fa politica si sentirà spesso «pecora in mezzo ai lupi», avrà spesso voglia di scappare, ma potrà, attraverso il servizio politico, incontrare i poveri e attraverso i poveri incontrare Dio.
Costruire la città non esula quindi dai compiti del cristiano, anzi, è vera e propria estrinsecazione della fede cristiana. L’intera città è la nostra casa. Non solo la nostra parrocchia o la nostra associazione. Per abitare la città, ogni cristiano deve restare ancorato ad un percorso di formazione continua sul metodo, sui contenuti, sui segni dei tempi e soprattutto coltivare i legami di comunità, e non temere la dimensione dell’essere minoranza, perché come diceva il cardinal Martini: «Sono le minoranze a guidare la storia».

Luigi Amicone, l’altro ospite della serata, consigliere comunale di Forza Italia del comune di Milano, fondatore dello storico settimanale «Tempi» e intellettuale di riferimento del movimento Comunione e Liberazione, ha delineato la figura del politico e sottolineato l’importanza imprescindibile della politica nel mondo, partendo dalla sua esperienza amministrativa degli ultimi due anni.

Ha evidenziato come Milano, seppur nel mezzo delle sue numerose contraddizioni, sia comunque ancora una città illuminata, positiva e collaborativa che, a prescindere dagli schieramenti politici di destra o sinistra, riconosce l’importanza dell’incontro collaborativo tra ideologie diverse, retaggio del cattolicesimo ambrosiano.

Nonostante le derive demagogiche di alcuni politici, che vivono la politica come una continua campagna elettorale fatta di slogan, nell’amministrazione milanese si è infatti consapevoli di avere importanti responsabilità e che, se si vuole «costruire la città», non bisogna azzerare l’altro, a rischio di metterne in serio pericolo il governo e insieme il benessere del cittadino, bensì collaborare, seppur in ottica dialettica.

Amicone, al termine del suo intervento, ha stigmatizzato la «dittatura» dei social, che hanno l’unico obiettivo di condurre le masse al consumo di qualsiasi cosa, al caro prezzo di uniformare il pensiero delle persone e di intimorire chi va controcorrente, impedendogli, addirittura, di esporsi su tematiche importanti.