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Scuola parentale cattolica. Le basi di un percorso.

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Si è svolto lunedì 5 settembre alle ore 17,30, presso l’ex seminario di Bordighera, davanti ad un pubblico superiore alle attese, l’incontro fortemente voluto dal vescovo diocesano Antonio Suetta e rivolto a genitori, educatori e interessati dal titolo “Buoni cristiani e onesti cittadini è ancora possibile?” organizzato per presentare, condividere e – perchè no? – anche un pò sognare il progetto per una nuova scuola parentale di ispirazione cattolica.

In Italia, come in molti altri stati del mondo, vige per i genitori il diritto/dovere di mantenere ed istruire i propri figli (come ricorda l’articolo 30 della Costituzione), ma assolutamente questo non implica alcun obbligo di mandare i propri figli alla scuola pubblica. Di fronte ad una istituzione scolastica che spesso fa propaganda di valori discutibili ed adotta stili educativi e misure organizzative discutibili, molti genitori hanno sentito in ormai diverse zone del paese l’esigenza di riappropriarsi del diritto di dare ai propri figli una educazione sana ed in linea con i propri valori. Così sono nate le scuole parentali: realtà piccole, a misura di bambino, dove l’insegnante è scelto dai genitori, sapendo che l’ente ne condivide i principi ed educa i bambini con l’amore e l’attenzione di una madre, con particolare attenzione alle difficoltà personali e aiutando appunto a superarli. Tutti abbiamo una “materia” in cui eravamo soliti zoppicare. E forse non sarebbe stato così se avessimo potuto essere seguiti in maniera speciale proprio nelle nostre carenze, invece di ricevere un trattamento “in batteria”.

Il vescovo Antonio, ha organizzato l’incontro con il suo intervento introduttivo che nel concreto specificasse i benefici di questo tema, per ora dibattito ma teso a diventare progetto operativo: “Da anni sogno una scuola parentale di ispirazione cattolica. Credo sia giunto il momento opportuno per dare vita concreta a questo progetto.” ha illustrato ai presenti. I punti chiave di questa scommessa di formazione umana e spirituale sono i seguenti:

1.   Riappropiarsi del compito educativo: ovvero il ruolo centrale della famiglia che desidera ritrovare altrove cosa essa propone al suo interno. Decidere come educare i bambini e cosa insegnare loro non spetta alla scuola, non allo Stato, non agli esperti, ma ai genitori.

2.  La centralità di Dio nell’educazione scolastica: se l’educazione è l’incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo così come annunciato dalla Chiesa Cattolica. E questo non è da intendersi come un’ingerenza della religione su tutto, ma proprio all’opposto, la capacità della fede di essere sintesi dimostrando come ogni aspetto della vita umana sia illuminata dallo Spirito.

3. Lo scopo degli insegnanti? E’ il progetto uomo. Il compito degli insegnanti non si esaurisce nella trasmissione del sapere, ma deve favorire la crescita integrale della persona: competenze, creatività, individualità, potenzialità, senza dimenticare una viva attenzione morale e religiosa. Tutto questo per favorire la crescita armoniosa della persona sotto ogni suo aspetto. Ci occupiamo della ginnastica e dell’espressione nell’insegnamento tradizionale ma dimentichiamo ogni riferimento al mondo trascendente: come è possibile questo?

4. Ogni bambino è un universo: la comunità educante deve accompagnare ogni bambino al raggiungimento delle competenze in modo naturale, nel rispetto dei sui tempi e della sua unicità, delle sue emozioni e della sua personalità, coltivando e promuovendo la curiosità spontanea e le qualità di ciascuno. Un cammino educativo unico non ascolta i bisogni e limita gli sviluppi: è proprio il contrario di quello che avviene nell’esperienza della vita dove progrediamo con le nostre esperienze particolari, sempre in compagnia di altri ma con un percorso tutto nostro.

5. Troppa scuola fa male: il mito del ‘’tempo pieno’’ è da sfatare perchè  oggi i nostri bambini trascorrono a scuola più tempo di quello che noi genitori trascorriamo in ufficio. Esso lavora contro la famiglia e contro i bambini stessi. Si propone che i bambini debbano lavorare bene a scuola solo la mattina, per poi giocare serenamente nel pomeriggio, potendo scegliere se tornare a casa in famiglia oppure rimanere presso la struttura dedicandosi a laboratori o attività ludico-ricreative.

L’incontro ha posto le basi di un percorso chiaro e realizzabile.