Vescovo

Semeria: mons. Suetta dal Papa

Lo scorso mercoledì il nostro vescovo Antonio si è recato a Roma per il centocinquantenario della nascita di Padre Giovanni Semeria ed ha partecipato all’udienza generale di papa Francesco.
Semeria, sacerdote barnabita nativo di Sanremo, è stato, all’inizio del novecento, una delle figure più in vista del panorama cattolico in campo caritativo. Insieme a Padre Giovanni Minozzi, che incontra nel pieno della prima guerra mondiale, il chierico fonda l’opera nazionale per il mezzogiorno d’Italia, destinata a soccorrere in particolare i giovani e gli orfani.

Padre Semeria ha ricordato al mondo che la povertà è un problema sociale derivato dalla guerra e che la speranza è innanzitutto accoglienza, la stessa di cui papa Francesco ha parlato durante l’udienza, rivolgendosi anche alle istituzioni semeriane presenti.

«Se gli uomini non avessero coltivato la speranza, non sarebbero mai usciti dalle caverne. È quanto di più divino possa esistere nel cuore dell’uomo». Anche oggi l’uomo è tenuto a uscire dalle «caverne» che lo tengono imprigionato, dal contagio della moda e dalla tentazione di adagiarsi, di tenere lontani i problemi e con loro i poveri bisognosi.

Citando il poeta francese Charles Péguy, il papa ha detto che «la speranza della gente è la cosa che veramente riempie Dio di meraviglia e commozione. La speranza è la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti – penso ai migranti – per cercare una vita migliore. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie, perché il viaggio si fa in due. La speranza non è virtù per gente con lo stomaco pieno. Da sempre, i poveri sono i primi portatori della speranza. Per entrare nel mondo, Dio ha avuto bisogno di di Giuseppe e di Maria, pastori di Betlemme. A volte, avere tutto dalla vita è una sfortuna. Pensate a un giovane che non ha dovuto sudare per nulla; è destinato alla condanna di non essere capace a desiderare. Questo atteggiamento si chiama accidia. Dio ci ha creati per la gioia e per la felicità. E possiamo sempre ricorrere al nome di Gesù, ripetendo quella preghiera semplice «Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di me peccatore».

Lo stesso orizzonte che oggi, dal paese di Monterosso al Mare dove è sepolto, padre Semeria ci indica, nell’attesa che, sull’esempio dell’unico maestro, possiamo tendere la mano verso il mare dei bisogni e accompagnare coloro che cercano con fede e con fiducia un futuro migliore.

Questo fine settimana appena concluso ha visto i festeggiamenti per la fine dell’anno semieriano che celebra i 150 anni della nascita del servo di Dio nativo di Coldirodi. Sabato il vescovo Antonio Suetta ha ricordato padre Giovanni Semeria presiedendo la celebrazione solenne alle ore 18,15 presso la chiesa concattedrale di San Siro a Sanremo. Ieri la messa a Coldirodi presieduta da padre Antonio Giura, superiore della famiglia dei discepoli.

di Sueli Fornoni