Sacerdoti

Sinodo presbiterale, il resoconto

Terzo appuntamento del sinodo presbiterale per il clero della diocesi di Ventimiglia – San Remo che si è tenuto giovedì presso il seminario diocesano di Sanremo. Dopo la preghiera di adorazione e la recita dell’ora media i partecipanti hanno ascoltato le relazioni che riassumevano le discussioni degli incontri vicariali sul tema della preghiera del sacerdote in riferimento al capitolo del sussidio «Lievito di fraternità» elaborato dalla segreteria generale della conferenza episcopale italiana. L’incontro è stato introdotto da monsignor Alvise Lanteri, vicario generale della diocesi e da don Angelo di Lorenzo, economo diocesano e moderatore del sinodo: «Nelle riunioni in vicariato sono emerse alcune considerazioni: cambiano nel corso della vita le abitudini della preghiera: da «tecnico» che tiene un ritmo monacale, a momenti in cui si deve cercare il tempo per essere fedeli all’ufficio, ad altri anni in cui una maggiore tranquillità della vita permette di vivere delle giornate di completa meditazione.

La costante è quella di sentirsi uniti al Signore con tutte le proprie difficoltà personali». Con sguardo sincero sulle fatiche comuni si è fatto emergere che «le nostre debolezze ci accompagnano sempre, ma l’esperienza del nostro incontro con Cristo ci supera. La vita di preghiera inoltre non è una compensazione di qualcosa che non abbiamo, ma la cartina di tornasole, insieme alla carità per i poveri, di avere tutto». Un accento particolare è stato posto sull’importanza della «fedeltà al breviario». «La liturgia delle ore, per come ci è stata consegnata dalla Chiesa, ci aiuta durante la giornata a rimettere Cristo al primo posto. In seminario è più facile, ma dopo bisogna metterci del proprio per proseguire in questa fedeltà. E, se siamo infedeli verso il breviario, ci accorgiamo di essere infedeli verso il Signore, perchè altro ne ha preso il posto. Questa infedeltà può essere anche portata dal troppo ministero, fatti anche importanti, ma che non possono e non devono prendere il ruolo che spetta solo a Cristo.

Per quanto riguarda la Messa dobbiamo chiedere al Signore la grazia di poter celebrare ogni giorno con amore e fedeltà. E siamo felici di vedere che Lui è sempre lì, ogni giorno a confermarci questa fedeltà, magari alla sera, quando la chiesa è chiusa e rimaniamo davanti alla Sua intima presenza nel tabernacolo». Durante il dibattito che è seguito sono emerse queste considerazioni: è possibile pensare a momenti comuni di preghiera e meditazione insieme? Ad esempio ci sono già stati tentativi di celebrazioni penitenziali per i sacerdoti e di incontri fissi di alcuni piccoli gruppi per preparare l’omelia. Con simpatia si è ricordato inoltre l’intuizione di Guareschi di immaginare la vita interiore di don Camillo come un dialogo continuo tra il sacerdote e la Croce dove le questioni della vita di tutti i giorni sono elevate a livello dello Spirito: fuori dal racconto di «Mondo Piccolo» rimane la convinzione che vita interiore vuol dire vivere continuamente alla presenza di Dio.

Alcuni sacerdoti indicano la difficoltà personale a fare la meditazione e che non sarebbe male pensare alcuni incontri a gruppi per favorire questa importante ricarica spirituale. Cosiccome, ha invitato don Antonio Rebaudo, vicario per la formazione, segnalare libri positivi per tutti ed esperienze di spiritualità che si stiano già vivendo personalmente e possano essere allargate ad altri.