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Sono carne di Cristo

Lo scorso 10 maggio in seguito alla visita del ministro degli Interni a Ventimiglia, si è deciso di chiudere il centro di accoglienza migranti che era stato allestito lo scorso giugno per far fronte al flusso di persone che si sono riversate nella città dell’estremo Ponente ligure con l’intenzione di proseguire il loro esodo. Lo scorso lunedì si è provveduto allo sgombero dei migranti che si trovavano sul greto del fiume Roja ed erano accampati sotto i ponti. I numeri delle presenze però non sono diminuiti, se circa cento persone sono state trasferite in altri centri, a pochi giorni dall’intervento la cifra è di più di trecento.
Il vescovo Antonio Suetta ha subito chiesto alle parrocchie della città di aprire le porte e così è stato. A San Nicola da Tolentino padre Francesco Marcoaldo ne ha ospitati un centinaio, don Rito Alvarez Rodriguez a Roverino sino a trecento. La Caritas provvede i pasti, si occupa di prestare con medici volontari le cure essenziali e primarie.
In Seminario la domenica del Corpus Domini sono stati accolti venti migranti su richiesta della prefettura di Imperia e si è data la disponibilità del campo da calcio per allestire una tendopoli.
Così confida Massimo, uno dei seminaristi che si occupa dell’ospitalità, esprimendosi anche a nome dei suoi compagni: «Una carica emotiva ha preso possesso in noi, ci siamo messi all’opera preparando camerate, bagni, abbiamo ceduto anche il nostro refettorio, per far sì che tra di loro, senza la nostra presenza, potessero prendere piano piano più confidenza con l’ambiente. Al loro arrivo si sono fatti la doccia, si sono cambiati e subito dopo hanno cenato, a seguire stanchi dal lungo viaggio, si sono ritirati nelle camerate per riposare. Nei giorni seguenti abbiamo risolto il problema delle visite sanitarie per identificare una qualche malattia in corso. Accertata questa situazione, ci siamo mossi anche a livello territoriale coinvolgendo la società alla richiesta di aiuti per il sostentamento di questi giovani, risultati più che positivi perché tutta Bordighera sta contribuendo all’aiuto domandato. Inoltre anche giovani volontari Caritas si stanno mobilitando per dinamizzare le giornate di questi ragazzi, con attività di insegnamento della lingua italiana, ginnastica, calcetto eccetera. La cosa sorprendente è che i giovani sono collaborativi interagendo bene a ogni nostra proposta. Sono servizievoli nella manutenzione della casa e nella cura personale».
Il vescovo sta cercando di collaborare con le istituzioni, in primis con il sindaco di Ventimiglia per trovare un luogo dignitoso in cui poter dare da mangiare, da bere e permettere una sosta a chi cerca speranza.
Lo scorso mercoledì, nel salone della parrocchia di San Nicola da Tolentino a Ventimiglia, si è tenuta un’assemblea pubblica sui problemi dei migranti con la presenza dell’avvocato Alessandra Ballerini esperta di queste problematiche. Presenti molte delle associazioni e dei singoli che compongono quella rete che si è andata formando già a partire dall’emergenza dello scorso anno quando, dopo i primi massicci arrivi, le autorità competenti avevano preso la decisione di organizzare un Centro di accoglienza nei locali adiacenti la stazione ferroviaria.
La situazione non cambiata da quando, proprio nei mesi dell’emergenza del 2015, la dottoressa Ballerini era venuta per suggerire il modo migliore di aiutare i migranti. Solo che la prospettiva è nuova proprio per la necessità di reperire strutture capaci di accogliere, almeno nel loro passaggio, tutte quelle persone che restano bloccate alla frontiera.
La Caritas ha visto, in questi mesi il passaggio di molte persone: oltre tremila quelle incontrate, la maggior parte provenienti da Paesi che vivono situazioni di guerra. Molti sono, ad esempio i sudanesi che scappano dal conflitto del Darfur. Secondo la Ballerini, a Ventimiglia si è sviluppato un movimento che si sforza di realizzare il bene di queste persone, sapendo che il loro bene coincide anche con quello dei migranti. Infatti le energie scese in campo si sforzano di creare un clima più sereno pur in un’emergenza tanto grave.

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