Vescovo

Suetta a TV 2000

Lo scorso mercoledì il vescovo Antonio Suetta ha partecipato come ospite a Tv2000 alla trasmissione «Il diario di papa Francesco», che
ogni giorno prima del Rosario in collegamento dalla grotta di
Lourdes, dedica uno spazio alle riflessioni del Pontefice,
solitamente presentando il magistero di Francesco nelle omelie delle Messe del mattino a Santa Marta o nell’udienza generale del mercoledì mattina.
La prima parte del programma è stata dedicata al rinnovamento che il Papa richiede alla Chiesa nell’annunciare il Vangelo. La discussione ha preso avvio dall’ascolto di un brano dell’Esortazione
apostolica Evangelii gaudium, al numero 168, scelto dal
nostro vescovo: «Per quanto riguarda la proposta morale della catechesi, che invita a crescere nella fedeltà allo stile di vita del
Vangelo, è opportuno indicare sempre il bene desiderabile, la proposta di vita, di maturità, di realizzazione, di fecondità, alla
cui luce si può comprendere la nostra denuncia dei mali che
possono oscurarla. Più che come esperti in diagnosi apocalittiche o
giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo». Il «bene desiderabile» è l’espressione che ha indotto il vescovo Suetta alla scelta del brano. «Sono convinto che dobbiamo imparare a ricollocare al centro questa prospettiva – commenta Suetta – che attinge e riconduce direttamente al metodo che era di Gesù. La lettura dei racconti evangelici, infatti, nella semplicità del contesto narrativo da una parte e dalla profondità umana e spirituale dall’altra, ci indica quale sia sempre il modo di incontrare di Gesù, sintetizzato nelle parole molto belle della chiamata del cosiddetto giovane ricco: «Lo fissò e lo amò». Fissare l’uomo vuol dire infondere nel suo cuore la luce della fede che gli consente di conoscersi e di cogliere il tesoro che è dentro di lui, che talvolta fatica ad emergere e che rappresenta l’impronta di Dio, della creazione, della chiamata alla grazia. Il bene desiderabile è quindi il vero traguardo della fede». Il vescovo Suetta prosegue, condividendo le parole di papa Francesco: «Non bisogna puntare il dito verso chi, all’interno di un percorso di fede, non è magari al nostro punto di crescita, ma piuttosto, come scritto
nell’ultima Esortazione apostolica Amoris letitia accogliere, accompagnare e integrare: questi verbi scandiscono una modalità di
approccio del bene che è nel cuore dell’uomo. All’interno del nostro cammino educativo, che peraltro non è mai finito, fintanto che un valore non risplende come tale al cuore e non risplende come tale
alla coscienza della persona, per quanto doverosamente lo si annunci e lo si motivi razionalmente, ci deve essere quel momento di profonda umanità in cui io dico quel valore è vero per me capacità del mio cuore di aprirsi a quel dono: l’annuncio del Vangelo è quel valore». La seconda parte della trasmissione è stata dedicata al problema dell’immigrazione, prendendo spunto dal videomessaggio di papa Francesco per la pace in Siria.
Infatti la città di Ventimiglia, anche se sembra lontana da questa terra di conflitto, è diventata come un imbuto per i tanti profughi che dopo lo sbarco nelle isole del Mezzogiorno italiano o la fuga attraverso la via dei Balcani rimangono bloccati alla frontiera. Il vescovo ha voluto chiarire che non si tratta di un’emergenza, perché è da due anni che si registrano questi movimenti di massa e ha insistito sul fatto che non si possano classificare i profughi in categorie dettate dall’economia perché tutti coloro che fuggono dalla loro terra natale hanno dietro di sé un’esperienza terribile di sofferenza e miseria che non ci può lasciare indifferenti.