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Una riflessione di mons. Careggio

La tragedia dell’immaginazione ormai da qualche mese è entrata nelle case di tutto il mondo. Si potrebbe forse dire fortunato chi per ore rimane bloccato al video della propria televisione, senza pensare che forse anche lui potrebbe avere un particolare microscopico «fiore in bocca», per citare Pirandello? Allegri non si è nel vedere la danza macabra dei medici, infermieri, personale sanitario e sacerdoti succedersi, apparire, scomparire tra i corridoi degli ospedali, tra gli angoli delle tende erette in fretta e furia, tra letti occupati da moribondi mascherati che, salvo un miracolo, alimentano la sfilata degli automezzi militari, disadorni e mimetizzati, trasformati in automezzi a sostituire il mesto corteo, con corone variopinte, diretto verso la chiesa accogliente e illuminata del proprio quartiere.

Questa non è immaginazione. È quanto rende ancor più opprimente la tragedia che sta mietendo in tutto il mondo vittime a non finire. L’altra carrellata proviene dalla congerie di vignette, scritte, considerazioni, e quant’altro che tra lo scherzoso, il sarcastico, la volgarità e qualche battuta spiritosa, intasano i telefoni portatili, nell’intento di liberare in qualche modo l’uomo di oggi dal terrore della morte. Ma ci sono anche immagini sacre, scritti edificanti e consolatori che fanno concorrenza alle apparizioni in TV del santo padre Francesco, più frequenti durante la settimana santa e le celebrazioni pasquali. Per i sociologi futuri ci sarà un buon materiale da analizzare.

Ma non occorre aspettare per affermare che la vita non ci appartiene, per quanto soggetta alle manipolazioni terrificanti dell’uomo che è anche capace di stragi immani, tanto occulte, come quelle operate a milioni nelle sale degli ospedali, quanto quelle palesi che avvengono in zone di guerra con morti, profughi e vittime incalcolabili. Per quanto tempo durerà ancora la pandemia del Corona virus non c’è dato sapere, e neppure per quanti giorni ancora dovremo ascoltare il bollettino dei decessi, dei contagiati e dei guariti. Che cosa succederebbe se si facesse altrettanto per gli oltre sei milioni di aborti legalizzati in tutto il mondo? Anche questa è una pandemia che uccide la coscienza di chi lo compie e quella dei governanti che legiferando intendono azzerare l’orrore dell’assassinio.

Legalizzare non vuol dire affatto moralizzare un’azione che sia contro la vita: si dice popolarmente che grida vendetta al cospetto di Dio; ed è così! È quanto mai edificante l’eroismo di tutti quelli che si prodigano per salvare la vita altrui col rischio della propria. Questo dice che il male non ha l’ultima parola. Dalla catastrofe e dalle macerie di questa pandemia dobbiamo attenderci il risveglio di quei valori umani e cristiani, di amore e solidarietà, di altruismo e generosità, di compassione e tenerezza, assopiti ma non scomparsi: sono e rimangono l’impronta della mano di Dio che ha voluto creare l’uomo a sua immagine e somiglianza e sogna uomini nuovi per una nuova società.

Questo è grazia!

Alberto Maria Careggio, vescovo emerito

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