Sacerdoti

Clero Giovane

Lunedì mattina il vescov Suetta ha incontrato, nella splendida cornice di Villa Levi in Sanremo, i giovani sacerdoti per condividere, come avviene ogni mese, il cammino di formazione e di fraternità all’interno del presbiterio diocesano. Questi in- contri sono un momento privilegiato rivolto a coloro che, nei primi anni del ministero sacerdotale, sentono con maggiore necessità il bisogno di un accompagnamento e di un confronto di fronte alla complessità delle esperienze pastorali che affrontano.
Rispetto alla Scuola del Clero che si tiene ogni mese, e che si rivolge a tutto i sacerdoti e diaconi della Diocesi, i raduni dei giovani ordinati – che ordinariamente hanno un taglio più specifico – fanno leva sul desiderio e sull’esigenza di vivere in modo diverso il compito del sacerdote diocesano. Le esperienze pastorali della Chiesa italiana e lo stesso cammino di formazione dei Seminari indicano come sia necessario abituarsi a non «correre da soli», ma piuttosto a fare squadra talvolta anche nell’organizzazione della vita quotidiana. Una visione diversa quindi che porta i nuovi sacerdoti a sperimentare una mentalità aperta ad esperienze di fraternità che aiutino il prete a non essere solo nel suo apostolato. Abituati da sempre ad avere un sacerdote per parrocchia, circondato (neppure sempre) da alcuni laici che lo aiutano, dobbiamo come comunità e come sacerdoti accettare la sfida di un mondo che cambia. Per questo vivere già nel periodo di formazione un legame più stretto (certo ben diverso dalla vita religiosa) educa e favorisce, nel periodo successivo, di maturare un’apertura a forme di «vita comune» in base alle necessità
che si presentano. Non si tratta quindi solo di un legame col vescovo e con i confratelli, ma soprattutto della di- sponibilità a sperimentare una pastorale ed una programmazione in comune, a rendersi disponibili anche a vivere sotto lo stesso tetto per affrontare insieme e con maggior forza il cammino spirituale e materiale della quotidianità. Indispensabile il confronto e la vicinanza del vescovo ed il franco confronto con gli altri sacerdoti.
Se è vero che nella nostra diocesi non è difficile parlare ed incontrare «don Tonino», questi momenti acquistano un significato che va oltre la Villa Levi a Sanremo Come nella casa di Betania, infatti, queste occasioni costruiscono la fraternità sacerdotale e testimoniano la paternità di chi è chiamato a servire la nostra Chiesa locale anche attraverso la disponibilità a farsi tutto: non solo ai fedeli ma, in modo tutto speciale, ai suoi collaboratori nel ministero.