Comunicazioni

Festa di “Avvenire”. Primo bilancio.

Ogni festa che sia vera porta con sè un dono ed una sorpresa. Si è conclusa ieri con la celebrazione dell’Eucaristia presieduta da monsignor Nunzio Galantino la prima festa di «Avvenire» nella nostra terra. Tra i doni che ho potuto sperimentare in questi giorni, in cui il quotidiano dei cattolici è stato messo al centro della vita diocesana con grande e speciale attenzione, ho toccato con mano come sia possibile un’informazione alta, libera e capace di scovare l’uomo per ridestarci al bene che è dentro ciascuno di noi. Immersi in tanta superficialità e mala fede da parte del mondo della comunicazione, la testimonianza di giornalisti, che mettono in gioco le loro povertà e che sanno rinunciare al loro piccolo mondo per raccontare storie vere e moltiplicare così il bene, dona un respiro grande.

Ho avvertito negli interventi di tutti i partecipanti una grande passione per costruire il futuro e quanto lavoro ancora occorre per mostrare come siano sempre possibili vie nuove. Il compito di un giornalista del resto è quello di guidare al di là di tutte le chiacchiere del mondo, al di là di quelle acque torbide delle ideologie e delle nostre informazioni, per far spuntare nel mondo nuovi germogli e ridare vie nuove dopo i nostri limiti.
Il quotidiano di ispirazione cristiana dà voce a chi non ha voce, approfondisce temi che non si trovano su altri media o nella maggioranza di essi.

La sorpresa più grande che ho potuto gustare in questi giorni è stata la risposta dei bambini che hanno trascinato i loro genitori alle due feste di «Popotus» di Ventimiglia e di Sanremo. Oreste e Benedetta Castagna hanno lanciato messaggi forti a piccoli e grandi con il linguaggio e la tenerezza che ci si scambia in casa.

La serata di Ventimiglia, custodita nella bellezza del chiostro della parrocchia di Sant’Agostino, ha mostrato come sia possibile guardare con occhi di misericordia al fenomeno delle migrazioni, che segnano così marcatamente la città. Anche il dibattito sulla famiglia ha mostrato la complessità di cui il nostro tempo ha rivestito quella che è la cellula primordiale della società. Accogliere è quindi riscoprire se stessi nel dono reciproco, nella graduale capacità di possedersi per generare vite nuove. Durante questi giorni di incontri, dibattiti, svago e riflessione, ho avvertito che la vita ha una concretezza che si può cogliere solo mediante un atto di fede: è questa la forza segreta e nascosta che anima il nostro giornale.

Questa prima festa sia un invito a far conoscere di più «Avvenire» nelle comunità parrocchiali ed ad osare a diffonderlo con coraggio anche a chi è lontano o non condivide l’ideale cristiano, accogliendo così l’invito di papa Francesco ad essere una Chiesa in uscita.

don Ferruccio Bortolotto