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L’omelia di Mons. Galantino

Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciato nella solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, nella concattedrale di San Siro in Sanremo a conclusione della Prima Festa di Avvenire nella nostra diocesi.

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XX Domenica T. O. – Anno A*

Is 56,1.6-7; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28

L’intero messaggio biblico di oggi è attraversato da un «sogno» di Dio e da un insieme di iniziative poste in atto da Dio stesso per rendere questo sogno una realtà.
Il sogno (1ª lettura): un tempio aperto, che non diventi luogo di discriminazione e neppure di confusione, ma piuttosto “luogo di preghiera per tutti i popoli”. Per far diventare questo sogno una realtà, ecco le iniziative di Dio: prende per mano gli esclusi, coloro ai quali è stata sbattuta in faccia la porta, accompagnarli nella sua “casa di preghiera” (cf. parte conclusiva della 2ª lettura).

Ma, le letture proposte oggi al nostro ascolto e alla nostra meditazione intendono assicurarci che il Signore continua a credere e a investire su questo sogno e che alla sua realizzazione chiama tutti, soprattutto gli ultimi, rappresentati dalla donna del Vangelo.
A proposito del Vangelo, la pagina odierna propone un drammatico ed intenso dialogo tra Gesù e la donna cananea, con la mediazione implorante dei discepoli: «Esaudiscila perché ci viene dietro gridando». I momenti più intensi di questo dialogo sono rappresentati dal grido della donna: «Signore, aiutami!» e dall’ affermazione di Gesù: «Donna, grande è la tua fede!».

Questa che a noi sembra una pagina intenta a riportare uno dei tanti interventi di Gesù a favore di una persona bisognosa, è di fatto una pagina che sconvolge il modo comune di pensare e di vivere la fede. La fede di Israele (1ª Lett.) infatti si nutre di preghiera rituale, di osservanza del sabato, di offerte e di sacrifici. Un po’ come capita a tanti di noi ancora oggi; soprattutto quando pensiamo che una cerimonia a vaga trama religiosa possa bastare per farci sentire a posto.

La liturgia della Parola di oggi si sottrae e ci sottrae a tutto questo! Qui c’è solo una invocazione che nasce dal profondo di una vita segnata dalla sofferenza e dal senso di impotenza di una mamma: «Signore aiutami!».
È questa la grande rivoluzione portata da Gesù. È questa la fede che gli fa dire: «Donna, grande è la tua fede!».
Fede grande è quella di chi porta ai piedi del Signore la propria storia, domandando a Lui di raddrizzarla, di darle un senso. La donna prega perché la sua storia di mamma possa avere ancora un senso, continuando ad avere accanto una figlia a cui dedicarsi.
Matteo chiude il brano con l’annotazione: «Da quell’istante sua figlia fu guarita!». Ecco la grande speranza che si apre dinanzi a noi oggi: se andiamo davanti al Signore, ricchi solo della nostra vita (speranza, progettualità, lacrime, sconfitte che talvolta assomigliano tanto a mazzate mortali) – quando ci presentiamo davanti a Lui così, semmai con la stessa fiducia insistente della donna cananea – allora il Signore non potrà non guardare con occhio e cuore paterni la nostra preghiera, quella radicata nelle pieghe più riposte della nostra vita.

Quello che vale per la vita individuale, ben rappresentato nell’intenso dialogo tra Gesù e la donna, vale anche per la nostra vita di comunità, religiosa o civile.
La pena – per la difficile situazione in cui versa la figlia – che la donna del Vangelo porta davanti al Signore è la stessa pena con la quale ci presentiamo davanti oggi davanti a Lui dopo aver assistito allo scempio di vita fatto sulla Rambla di Barcellona; dopo aver dovuto prendere atto della vita di giovani stroncata dalla stupida violenza di alcuni loro coetanei, circondata dalla altrattanto assurda indifferenza dei presenti; dopo aver dovuto leggere degli insulti rivolti a una giovane mamma senegalese da parte di una coppia di italiani.

Come la donna cananea, che porta la sofferenza della figlia e per la figlia davanti a Gesù, anche noi portiamo davanti a Lui tutto questo. Ma non per lavarcene le mani, bensì per sentirci riconsegnare da lui l’impegno a non lasciar proliferare gesti e parole di violenza e per non tirarci indietro quando si tratta di accogliere e difendere la vita. Di farlo sempre e soprattutto quando tutto ciò non paga, anzi dà occasione a tanti benpensanti, anche sedicenti credenti, per crearsi oasi di indifferenza, difese con arroganza, resa ancora più insopportabile quando ad accompagnarla c’è il paravento di un’improbabile e devota religiosità.

Continuiamo a chiedere con la donna cananea: «Signore, aiutami», con la speranza che anche per noi Gesù abbia parole di consolazione: «… grande è la tua fede!»

SANREMO, Concattedrale di San Siro, 20 Agosto 2017